Audentes fortuna iuvat

A volte capita: un pizzico di iniziativa “creativa”, una buona dose di fortuna e si porta a casa la foto progettata e tanto attesa ma che sembrava ormai irrimediabilmente impossibile da scattare.

A me è successo qualche giorno fa a Salisburgo: ero lì con mia moglie per un po’ di foto della città vecchia e dei suoi angoli barocchi ed avevo deciso che avrei atteso il tramonto per salire sulla collina della Fortezza – che si alza per un centinaio di metri a picco sul centro storico – ed avrei approfittato della luce calda e radente della sera primaverile per un po’ di panoramiche della città.

Arte moderna a Salisburgo

E così sono andato per tutta la giornata in cerca degli angoli più caratteristici di Salisburgo, e circa un’ ora prima del tramonto ho lasciato mia moglie al suo sacrosanto shopping e mi sono avviato verso la stazione della funicolare che porta in cima alla collina della fortezza, equipaggiato con lo zaino contenente tutta la mia attrezzatura fotografica e il cavalletto.

Qui mi sono imbattuto nella prima sorpresa della giornata: funicolare chiusa per lavori di manutenzione! Si tratta dell’ unico mezzo pubblico che giunge in cima alla collina, non ci sono alternative: tornare in albergo o salire al castello a piedi, che non sarebbe neanche una cattiva idea se non si considerassero i miei cinquant’ anni, la dozzina di chili di attrezzatura sul groppone ed il fatto che sono in giro da stamattina ed i piedi sono già abbastanza stanchi.

Ma sono testardo ed innamorato dei miei progetti, così mi avvio pieno di buona volontà lungo il sentiero pedonale, che parte immediatamente con una pendenza assassina. Lungo la stradina ci sono solo due tornanti, per un dislivello di un centinaio di metri: in pratica la parete della collina viene affrontata quasi in diagonale, ecco perché solo la funicolare e nessun altro mezzo pubblico vi  porta in cima! Nessun bus potrebbe arrampicarsi lungo queste pendenze.

Al primo tornante mi trovo di fronte il cancello di una birreria all’ aperto ed il primo interessante scorcio della città vecchia, con i suoi tetti verdi, le cupole ed i campanili. Sistemo il cavalletto (intanto un po’ di fiatone va via), scelgo la migliore inquadratura (almeno secondo me) e scatto.

Tramonto al Biergarten Salisburgo

Poi bisognerebbe rimettere tutto a posto, ma sono pigro e per di più stanco, e così mi carico il cavalletto “armato” di fotocamera sulle spalle e riparto.

All’ altezza del secondo tornante incontro dei ragazzi allegramente seduti su una panchina a parlare, fumare e bere birra;  vedo i loro sguardi seguirmi un po’ perplessi ed un po’ ironici: chi sarà mai questo strano uomo carico come un mulo, affannato e sudato come un maratoneta, che si arrampica verso la cima del castello?

E per di più adesso che il castello è chiuso?

Ecco infatti la seconda sorpresa; giungo finalmente all’ ingresso e mi sento quasi svenire, non per la fatica ma per la sua inutilità: la biglietteria è vuota ed un cartello mi sussurra ridacchiando che le visite alla Fortezza sono possibili fino alle 16,30. E’ quasi l’ ora del tramonto di un giorno di aprile, e cioè sono quasi tre ore in ritardo rispetto all’ ora di chiusura; ecco perché in giro ci sono così poche panoramiche di Salisburgo al tramonto dal castello!

Sudato, arrabbiato e  deluso, mi fermo a riprendere fiato e noto che oltre il gabbiotto vuoto della cassa la salita micidiale continua imperterrita e non c’è nulla a sbarrarmi la strada. “Magari dopo la prima curva c’è un cancello” penso, ma sto già a portando faticosamente un piede davanti all’ altro.

Dietro la curva non c’è nessun cancello e mi ritrovo a passeggiare da solo nella fortezza più grande di tutta l’ Europa centrale, ed una delle più affollate: un’ esperienza eccitante e fotograficamente interessante se non fosse per il fatto che ormai la luce è troppo bassa per ottenere visioni d’ insieme del castello e per altri due dettagli: primo, ho un po’ di paura che quel portone accanto alla biglietteria ad un certo punto chiuda, ed allora sarei costretto a passare la notte quassù da solo; secondo, mi aggiro da un po’ tra corridoi scuri e piazze d’ armi, ma la visuale verso la città a valle è sempre ostruita da alte mura.

Insomma, nonostante il colpo di fortuna di essere riuscito ad entrare nella Fortezza ben dopo l’ orario di chiusura, sembra proprio che non riuscirò a scattare la foto che sognavo.

Decido quindi di tornare sui miei passi, sperando che il portone sia ancora aperto. Quando sono ormai quasi giunto all’ ultima curva, lì dove – salendo – immaginavo che avrei trovato un cancello a sbarrarmi l’ accesso, vedo venire verso di me un gruppo di una ventina di persone: in testa c’è una guida con tanto di distintivo, e tutti gli altri hanno al collo un badge; sono congressisti in visita al castello.

A quest’ ora?

Ad ogni modo, li incrocio e loro continuano la loro ascesa, così mi volto anche io e – con fare indifferente – inizio a seguirli da lontano, facendo finta di essere impegnato a scattare foto.

Dopo tutti i giri che ho fatto alla ricerca di uno scorcio sulla città, conosco il posto abbastanza bene e posso permettermi anche qualche deviazione che faccia sembrare più verosimile il mio andare a zonzo: so che li incontrerò alla prossima svolta, come se fosse per caso.

Ma il vero colpo di fortuna non è ancora arrivato! Mentre incrocio il gruppo ancora una volta, la loro guida infila una chiave in una fessura, apre una porta e…magia! L’ intera città si offre in basso ai miei occhi ed ai miei obiettivi, mentre i congressisti sono chiaramente più interessati al buffet che li sta aspettando in un angolo della terrazza panoramica.

E’ proprio l’ ora del tramonto, la luce è quella giusta, non c’è nessuno ad ostruirmi la visuale: scatto finché penso che sia abbastanza, poi raccolgo le mie cose, ordinatamente stavolta, e varco di nuovo la porta “magica”, avviandomi – stavolta senza ripensamenti – verso l’ uscita.

Sarà la felicità di essere riuscito ad ottenere delle immagini ormai insperate, o forse – più verosimilmente – che ora la strada è in discesa, ma adesso tutto mi sembra agevole, l’ attrezzatura non mi pesa sulle spalle, il passo è spedito, i ragazzi seduti sulla panchina neanche si accorgono di me e continuano a bere birra e parlare, ed in un attimo mi ritrovo seduto con mia moglie al tavolino di un bar della città vecchia a combattere la sete e lasciare asciugare il sudore mentre mi gusto le anteprime delle fotografie, e penso che in fondo è bastato avere un po’ di perseveranza, sfidare la fortuna, avventurarsi un pelino oltre il limite del “permesso” e sono arrivate le foto che speravo di scattare.

Non credo di aver violato alcuna legge con il mio comportamento, anche se in fondo sono debitore al comune di Salisburgo di un biglietto di ingresso alla Fortezza, voi cosa ne pensate?

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2 thoughts on “Audentes fortuna iuvat

  1. Carlo Crescitelli says:

    Che bella storia! Ci insegna che le cose migliori della vita sono sempre quelle più sudate, e che niente è gratis… ingresso fuori orario alla fortezza a parte!

    Rispondi
  2. Vincenzo says:

    ….la fotografia è tempo, ovvero significa anche che a volte ci vuole tempo e pazienza ma la fotografia, prima o poi, arriva…. a presto

    Rispondi

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