Korčula, profumo di Venezia sull’ altra sponda dell’ Adriatico

Se è vera la leggenda che si narra qui, il paese natale di Marco Polo è annidato sul mare.

E se anche la leggenda fosse falsa, se Marco Polo fosse nato a Venezia, davanti a lui avrebbe avuto comunque mare, lo stesso mare.

E forse non poteva essere diversamente per un uomo che ha fatto del viaggio la sua vita.  

Il mare è un invito alla partenza: la sua superficie piatta ed immobile nei giorni d’ estate ti fa pensare che si tutto facile. Basta salire su una barca ed avviarsi. Dall’ altra parte ci sarà comunque una nuova terra.

Questa è la sua casa, ti dicono. Da questo porto salpò per Venezia, ti dicono. E te lo dicono in Croato, perché Korčula (Curzola in Italiano) che forse diede i natali a Marco Polo è in Dalmazia, anche se di Croato ha solo le insegne dei locali e le bandiere che garriscono ad ogni angolo;  per il resto è – come tante altre città lungo la costa adriatica orientale –  una reminiscenza di Venezia: calli,  campi, pozzi ornati, la pietra lavorata dei palazzi e delle chiese.

Marco Polo forse non è nato qui, ma nacque a  Korčula chi fece splendida la basilica di San Marco e da qui proveniva la pietra adoperata per costruirla: la prospettiva un poco cambia, perché – lo si voglia o meno – i grandi stati e gli imperi sono sempre stati sovranazionali.

Oggi Korčula è meta di turismo e la sua città vecchia è di dimensioni lillipuziane: le sue calli, che a spina di pesce si diramano dal vicolo principale e dalla piazza, sono così strette  e corte che a confronto quellle veneziane sembrano quasi boulevards.

Anche a Korčula c’è una chiesa di San Marco. Tutto qui è in scala. I fregi diminuiscono, invece di una quadriga ci sono due leoni e la piazza che la ospita non ha la maestosità di quella veneziana ma è tuttavia adorabile, circondata dai bei palazzi in pietra, illuminata dalla luce radente del tramonto. Lì, in un angolo c’è la casa che forse diede i natali a Marco Polo.

Se volete godervela senza ressa dovete venire a  Korčula fuori stagione, o assoggettarvi ad un’ alzataccia e girarvela in quelle ore che vanno da prima che il sole sorga a prima che aprano i bar ed inizino le consegne del mattino. Così la vivrete senza gente ed in una luce che esalta la matericità della pietra lavorata e potrete liberamente passeggiare e scoprire improvvisi squarci sul mare luccicante, torri panoramiche, pacifici  chiostri e colonnati

La città vecchia è talmente piccola che correrete costantemente il rischio di ritrovarvi verso le mura che la delimitano, separandola dal mare. E prima o poi attraverserete in senso opposto la bella porta dalla quale siete entrati e vi ritroverete nella città nuova: una costellazione di alberghi tre stelle dove capita che si ritrovino nello stesso parcheggio e vicini di tavolo a colazione Croati, Serbi, Sloveni e Bosniaci, che venti anni fa si massacravano a vicenda non lontano da qui.

Se invece quelle le strette calli impattano sulla vostra claustrofobia, la potrete combattere con i grandi spazi dell’isola, pervasa da una languida bellezza mediterranea: ulivi, pini e viti si contendono le superfici non rocciose e poi cespugli di mirto ed altre piante odorose.

I vigneti si stendono fin quasi sulla riva del mare, ed il vino di Korčula ha una sua non immeritata fama.

Le coste sono in generale frastagliate, prive di grandi spiagge sabbiose, ma custodiscono angoli in cui gli amanti del mare potranno ritrovarsi.

Le strade sono poche, le auto anche, per quanto in alta stagione. Qualche curva custodisce improvvisi lampi di paesaggi verdi e azzurri. Rispettando i limiti di velocità non ci vuole più di un’ ora a raggiungere l’ altra estremità dell’ isola, ed il paese di Vela Luka, dove approdano i grossi traghetti provenienti da Spalato. Una chiesa in pietra bianca, come di pietra è il palazzo comunale.

Qui la vista può spaziare verso il mare aperto, mentre a poche centinaia di metri dal paese, una piccola baia a forma di conchiglia e protetta da due isolotti ha il profumo di sognanti avventure tropicali.

Forse era qui che Marco Polo bambino sognava i suoi viaggi.

O forse è tutto solo una leggenda (come sostengono i veneziani) ma da qui è bello crederci.

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