Tasiilaq, Groenlandia Orientale

(L’ inizio della storia è qui )

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Il nome Tasiilaq, in lingua inuit significa “Come un lago” e si riferisce alla localizzazione dell’ abitato, all’ interno di un fiordo dall’ imboccatura molto stretta. A guardarlo dal villaggio, sembra – appunto – un lago. Il nome stesso del fiordo fa riferimento alla sua particolare conformazione chiusa e protetta, un approdo naturale sicuro; si chiama Kong Oskar Havn, che significa “porto di Re Oscar”; un nome che evoca un approdo sicuro, un riparo dai pericoli delle tempeste e dei ghiacci vaganti.

Tasiilaq sorge sull’ isola di Angmassalik, sulla costa orientale della Groenlandia, ed è la capitale dell’ omonimo distretto amministrativo. Il nome Angmassalik, proviene dalla parola inuit ammassat, che indica un pesce – il capelin (Mallotus villosus): simile al salmone ma più piccolo (raggiunge massimo i 20 centimetri di lunghezza) si concentra ogni anno in migliaia di esemplari all’ imboccatura del fiordo sulle cui rive sorge il villaggio, per poi risalirlo ed andare a riprodursi. Una volta nel fondo del fiordo, i capelin vengono facilmente pescati dai locali, che li mangiano immediatamente, bolliti o fritti; quello che avanza viene essiccato e diventa scorta di calorie per il lungo inverno. Anche le uova costituiscono un bocconcino prelibato.

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Sull’ isola di Angmassalik d’ estate il sole tramonta cinque volte al giorno. Lungo il suo percorso quasi parallelo all’ orizzonte, scompare dietro una vetta, poi riappare, poi scompare di nuovo dietro un’ altra montagna e così via, fino a quando non si adagia lungo confine fra cielo e terra e ricomincia a salire.  Alle sei di mattina il sole è già ben alto. Se non c’è vento, il tepore è tale che si può tranquillamente stare seduti ad osservare lo spettacolo del fiordo di Re Oscar circondato da montagne e ghiacciai e pieno di iceberg piccoli e grandi.

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Il distretto di Angmassalik è vastissimo: 243.000 chilometri quadrati, ovvero quanto la Romania e poco meno della superficie totale dell’ Italia. Ma questa area immensa è abitata soltanto da 3.045 persone: in pratica ogni abitante ha a sua disposizione ottanta chilometri quadrati del distretto! Peccato che la maggior parte di quest’ area sia un invivibile ghiacciaio… . Le poche zone non stabilmente occupate dalla calotta polare sono dislocate lungo la costa, dove sorgono i rari villaggi: in tutto questi immenso distretto ce ne sono solo sette: Kulusuk, da dove proveniamo, Tasiilaq, dove dormiamo, Sermiligaaq, Kuummiut, Tiniteqilaaq e Isortoq. Infine c’è, Ikateq, abitanti ufficiali: uno.

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Le strade asfaltate qui sono una rarità e impreziosiscono solo la parte centrale dei principali nuclei abitati, ad esempio Tasiilaq. I collegamenti sono assicurati dalle navi o dai costosissimi elicotteri.

Strade e case di Tasiilaq, Groenlandia Orientale

Ma d’ inverno il mare è ghiacciato e non si naviga e spesso il tempo non permette il decollo degli elicotteri: ogni villaggio si trasforma in un enclave isolata. Per questo motivo tutti i nuclei abitati devono essere autosufficienti per ogni genere di servizi. Nella piccola Tasiilaq, ad esempio, c’è una struttura amministrativa, la scuola, una biblioteca, un ospedale, un dentista, un orfanotrofio, due asili infantili, un centro sportivo, la stazione dei pompieri, quella di polizia, il tribunale, l’ ufficio postale, una centrale idroelettrica, un deposito di carburante, un eliporto, un porto ed una nave destinata al trasporto delle merci. Il tutto per un migliaio di persone che vi risiedono stabilmente. E c’è anche una stazione di rifornimento; il carburante serve d’ inverno alle motoslitte che sono ormai diventate il principale mezzo di trasporto sul ghiaccio, soppiantando le pur numerosissime slitte trainate dai cani; serve per i taxi del villaggio, che d’ estate fanno la spola lungo le poche strade asfaltate di Tasiilaq.

Qui l’ estate dura poco e l’ acquisto di una macchina a scopo privato davvero non conviene: anche se la strada è praticabile, l’ asfalto si interrompe ai margini dell’ abitato e più avanti non si va da nessuna parte. Il carburante serve infine ai camion, e questi si che sono tanti, destinati a trasportare di tutto, dai materiali per l’ edilizia ai containers, che qui sono una specie di bene di prima necessità; infatti, in mancanza di strade, a Tasiilaq tutto arriva via mare, dai mobili alle nuove barche; e per trasportare merci sulle navi c’è bisogno dei containers: se se ne fa un uso costante, conviene più comprarne uno che noleggiarlo.

Questi racconti sono tratti dal mio libro “Ventisette giorni e tre notti”, totalmente autoprodotto, corredato di oltre duecento fotografie a colori.

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