Husavik: il respiro delle balene

Husavik: tra case di legno e giganti del mare.

Husavik: una chiesa – che non stonerebbe in un paesino del Sud Tirolo – a dominare quattro case di legno colorato affacciate su un porto che un tempo profumava di pesce e che oggi, convertito al turismo, accoglie viaggiatori in cerca di meraviglia. C’è un bar, qui, con una balconata a terrazzini dove puoi tentare l’impossibile: rubare un raggio di sole artico e sperare di abbronzarti.

La chiesa in legno di Husavik circondata dalle tipiche case colorate islandesi affacciate sul porto

Poco distante, il Museo Fallologico espone la sua bizzarra collezione: centinaia di peni di mammifero conservati in formaldeide o imbalsamati. Un tributo scientifico alla diversità anatomica condito con un pizzico di humor nordico.

Ma il vero richiamo di Husavik è più profondo. È il richiamo della baia di Skjálfandi.

La baia di Skjalfandi

Incontri ravvicinati nella baia di Husavik

  Un particolare gioco di correnti rende le acque della baia particolarmente ricche di krill. È qui che le megattere, maestose e pesanti come un TIR a pieno carico, mettono in scena i balli amorosi più grandiosi del pianeta. Si sollevano con una forza primordiale, portando l’intero corpo fuori dall’acqua per poi ricadere, schiaffeggiando la superficie con le pinne ventrali, provocando spruzzi altissimi ed un rumore che si può udire a chilometri di distanza.

  L’ Haukur è uno schooner a due alberi del secolo scorso; una specie di goletta, ma il nome straniero lo rende molto più affascinante, nevvero? Tutto in legno di quercia. Sedici metri di lunghezza. Centotrentadue metri quadrati di velatura ed un comodo motore per quando il vento è poco.

  Quattro ore di navigazione nelle acque gelide di Skjálfandi, le megattere si avvicinano, possiamo vederne le cicatrici sulla pelle, udiamo il soffio potente del loro respiro. Le vediamo curvarsi ed immergersi, lasciando in alto solo la coda bianca e grigia che poi scivola in profondità quasi senza creare onde.

La coda di una megattera si inabissa nel blu della baia di Husavik

Navigando come gli antichi pescatori   

Ad un certo punto il silenzio diventa assoluto: il motore si spegne, c’è un po’ di vento, si alzano le vele e si cerca di navigare proprio come gli antichi pescatori. Alcuni dei non marinai si adoperano per dare una mano, sotto il controllo di Nils, il simpatico nostromo.

Le vele si gonfiano e la barca va, ma il vento dura poco; ancora qualche tentativo e poi ecco la voce di Nils:

”Giù le vele e riprendiamo a navigare a motore. Con questo vento corriamo il rischio di arrivare in porto di notte… e questo significa fra tre mesi!” . È la magia dell’estate artica: un giorno infinito che si spegnerà solo quando la luce lascerà il posto al lungo letargo invernale.

La baia di Skjalfandi al tramonto

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2 commenti

  1. Rossella Santagostini

    ❤️

  2. ❤️

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