ZAGOROHORIA: CANYON, PONTI E CASE DI PIETRA

Ho seguito le funeste sinuosità di Cocito attraverso le pianure tesproziane in Epiro, non lontano dalla profonda forra sotto l’indomabile Suli dove l’Acheronte cade con rombo di tuono. (P. L. Fermor; Mani) L’ orizzonte è frastagliato di picchi rocciosi.  L’ estate greca muore lentamente, ma qui l’ aria gelida di montagna, i focolari già accesi nelle case, le piogge improvvise fanno capire che la stagione sta cambiando. Un vento fresco accompagna via gli ultimi tepori. I monti del Pindo sono l’ ultima costola dei Balcani. Dal Nord della Grecia la catena prosegue in direzione Sud-Est e terminerà solo nel Peloponneso.

Islanda: Snæfellsnes ed il suo vulcano

Nel cratere Yökull dello Snæffels che l’ ombra dello Scartaris tocca alle calende di luglio, scendi, coraggioso viaggiatore, e raggiungerai il centro della terra. (Jules Verne, Viaggio al centro della terra) La penisola di Snæfellsnes , a Nord di Reykjavik, è dominata dal profilo del vulcano Snaefells e del suo ghiacciaio. E’ proprio qui, da questo cratere, che Jules Verne fece iniziare la sua avventura del “Viaggio al Centro della Terra”. Le calende di luglio sono passate da un po’, ma se davvero fossimo stati alla ricerca del cratere giusto per ripetere l’ epopea del professore Otto Lidenbrock e di

Siglufjördur, il Klondyke islandese

A ovest della Norvegia si trova un’isola chiamata Islanda, circondata dal vasto Oceano. È questo un luogo difficile da abitare, ma che merita di essere menzionato per il verificarsi di fatti prodigiosi e inauditi, che sembrano sfuggire a ogni verosimiglianza. Saxo Grammaticus La strada da Akureyri punta verso Nord lungo la sponda occidentale dell’ Eyjafjördur: sessanta chilometri dal fondo allo sbocco al mare, circondati da montagne innevate che sfiorano i mille metri. E mille metri, a queste latitudini sono un’ enormità, ben oltre il limite delle nevi perenni. Sopra i quattrocento metri di altitudine in Islanda non vive nessuno, non

Sarajevo è un pugno in faccia

Una visita a Sarajevo è come un match di pugilato, dove tu hai il ruolo di sparring partner da prendere a pugni in faccia. Il primo che ti becchi è il ricordo della tragedia di fine secolo scorso: l’ assedio, i cecchini, la guerra e le sue devastazioni. Non è necessaria tanta memoria, ci sono ruderi e segni di proiettili in abbondanza per ricordartelo. Poi arriva subito l’ uno-due: una povertà vista ormai di rado in Europa. Almeno prima del COVID. La sensazione è quella di un’ emarginazione netta della Bosnia da parte dell’Europa che conta. Qui i restauri delle

Santorini, folla e bellezza

Benvenuti nella centrifuga turistica. A Santorini già l’ accoglienza è una promessa: il porto minuscolo, quattro traghetti che scaricano gente; in senso inverso, una sfilata di pullman che riporta indietro i crocieristi. Risultato: un ingorgo che neanche Napoli all’ ora di punta. Lo scenario non cambia molto passeggiando per le stradine di Thira: paccottiglia che si riversa nei vicoli dai negozi e folla da non potersi fermare perché c’è subito qualcuno che spinge per passare. Poi ovviamente fa caldo, altrimenti uno che ci va a  fare alle Cicladi d’ estate. Anche se, attenzione, l’ estate ormai è quasi finita. Non

Paros, la rilassata

Il Meltemi non porta odori; è secco, inaridisce le narici, asciuga la gola. Anche se attraversa un boschetto di pini prima di raggiungerti,  non ne assorbe gli aromi. E così,  accanto ai polpi ed agli sgombri appesi ad essiccare, qui a Paros aggiungono mazzi di rosmarino ed altre erbe. Tentacoli ondeggiano all’ingresso delle taverne del porto, pronti per essere trasferiti sulla griglia. Aliki Ad Aliki, piccolo villaggio di pescatori sulla punta meridionale dell’isola, essiccano invece gli sgombri, poi li spennellano di olio e limone e li arrostiscono, trasformandoli nella specialità del posto, la Gouna. In fondo in fondo all’ isola,

Mykonos: bella senz’ anima

La bellezza di Mykonos Certo, è bella. Vista dall’  alto, la vecchia città di Mykonos, bianca come una macchia di latte che si spande verso il mare scuro, punteggiata dai tetti e cupole delle chiese, celesti come il cielo pulito dal Meltemi o rossi come i fiori di lentischio. La schiera di mulini a vento – tanto simili a quelli di Consuegra da sembrare in attesa di un Don Chisciotte in vacanza –  guardano dritto verso la antiche case dei pirati di Little Venice, costruite a filo d’ acqua, con le onde che di tanto in tanto entrano a far

Perast: calli, chiese e gatti

Nonostante i ritardi e gli inconvenienti, l’arrivo nei Balcani è da favola: la luce eterea del tramonto si spande sull’ arcipelago mentre il vento trasporta l’ odore speziato dei pini. Le Bocche di Cattaro Le Bocche di Cattaro sono l’ enciclopedia acquatica delle contraddizioni della post Jugoslavia: scorci di una bellezza abbacinante, carcasse della marina jugoslava, antichi forti asburgici a presidio degli stretti e relitti di pescherecci. Paesini veneziani dalla grazia immutata ed acque inquinate e spesso maleodoranti. Il fascino e la pietra bianca di Cattaro sovrastate dalle mastodontiche navi da crociera che attraccano e vomitano gitanti frettolosi e distratti.

I ragazzi della via Pàl

Non puoi nemmeno comprendere cosa significhi, per un ragazzo della capitale, un piccolo prato abbandonato. Per lui è il luogo dove si gioca, è la fuga dalla realtà, è il regno della libertà. Oggi sul terreno della via Pal si innalza, triste e severo, un tozzo fabbricato di quattro piani, e chi vi abita ignora completamente che cosa ha rappresentato per una squadra di poveri scolari di Budapest il quadrato di terra su cui sorge la casa. Ma allora il posto era vuoto Chi, come me, ha ben superato gli anta, non faticherà a riconoscere questa citazione. I ragazzi della

Meraviglie di legno: le antiche chiese del Maramures

C’è poca gente a Bârsana, ed in fondo perché mai dovrebbero esserci turisti in un paesino di cinquemila abitanti stretto tra le montagne nel Nord della Romania? Patrimonio Mondiale dell’ Umanità è la risposta. Le chiese di legno del Maramures sono esempi eccezionali di architettura religiosa vernacolare in legno risultante dallo scambio di tradizioni religiose ortodosse con influenze gotiche in una specifica interpretazione vernacolare delle tradizioni di costruzione in legno, che mostra un alto livello di maturità artistica e abilità artigianali. Questo dice l’ UNESCO sul suo sito. Ma andiamo per ordine. Maramures Siamo nel Maramures, regione montagnosa ed agricola

Le seduzioni di Bitola

Il bazaar di Bitola, ancora pieno di folla e fragranze, non è magari ai primi posti della lista di cose da vedere in Europa. Neanche Bitola, d’ altronde, lo è. Bitola, la città dei consoli Antico crocevia commerciale, al centro degli scambi economici tra Adriatico ed Egeo fin dai tempi in cui era attraversata dalla romana via Egnatia, capolinea della ferrovia che la collegava al porto di Salonicco, Bitola fu capoluogo dell’ Elayet di Rumeli, una delle regioni ottomane comprendente territori che oggi appartengono alla Macedonia alla Grecia e all’Albania. Grazie alla sua posizione, la città divenne un centro multiculturale.

Korčula, profumo di Venezia sull’ altra sponda dell’ Adriatico

La leggenda di Marco Polo Se è vera la leggenda che si narra qui, il paese natale di Marco Polo è annidato sul mare. E se anche la leggenda fosse falsa, se Marco Polo fosse nato a Venezia, davanti a lui avrebbe avuto comunque mare, lo stesso mare. E forse non poteva essere diversamente per un uomo che ha fatto del viaggio la sua vita.   Il mare è un invito alla partenza: la sua superficie piatta ed immobile nei giorni d’ estate ti fa pensare che si tutto facile. Basta salire su una barca ed avviarsi. Dall’ altra parte

Eger: bella e (quasi) sconosciuta

Eger, bella e (quasi) sconosciuta città dell’ Ungheria del nord. La fontana è di quelle moderne, senza bordi. Si può passeggiare tra i getti se non si ha paura di bagnarsi o se si è bravi ad attendere il  momento giusto in cui tutto si ferma. Uno sguardo indietro nel tempo All’ alba  di questo secolo ancora non c’era, ma la facciata barocca della chiesa dei Minoriti sullo sfondo, quella si che c’ era. Questa è una città dove il tempo scorre piano. Non ci credete?  Guardate queste due foto.   Ed ora ditemi, qual è stata scattata in questo

Plitvice, visioni personali

“Ci sono venuto spesso a passare il tempo, al tramonto, testa leggera e cuore in festa, prendendo a calci i torsoli di mais, […] come se dovessi morire l’ indomani, cedendo a quel potere di dispersione così sovente fatale ai nati sotto il segno dei Pesci.”    (Nicolas Bouvier, La polvere del mondo) Poche parole oggi, e qualche immagine in più. Laghi di Plitvice, Croazia, parco naturale devastato dalla guerra di fine secolo e poi restaurato mirabilmente. Un posto magico dove perdersi nei propri pensieri e seguire le proprie fantasticherie, riuscendo a sentirsi soli anche in mezzo ad una folla