
L’atmosfera malinconica di Lesina fuori stagione
Lesina fuori stagione: pietra bianca e silenzio affacciati su una striscia di lago.
All’ ora di pranzo, i sandali riposano in secca, la laguna è possedimento esclusivo di volatili alla ricerca anche loro di un pasto.
La chiesa parrocchiale sta come un faro sul punto più alto del paese.
Dà l’ orientamento giusto anche dal punto più panoramico della zona. Che è lungo l’ autostrada pochi chilometri prima del casello. Dalla cima di una collina la vista è splendida sul paese ed alle sue spalle il lago e poi il mare. L’ orizzonte è impreziosito dalle isole Tremiti, a volte solo un profilo vago, a volte nette e nitide.
La vista panoramica: il Gargano e le Isole Tremiti all’orizzonte
Dipende dai venti.
Il resto è solo pianura, interrotta in fondo dal rilievo del Gargano.

Attorno alla chiesa il bellissimo acciottolato bianco di pietra di Apricena ed antichi palazzi.
In giro non c’è un’ anima, però dietro le tendine dei “bassi” sento occhi curiosi pungere.
Dall’ altro lato del lago, una stradina sterrata ti accompagna verso quello che chiamano porto e che è in realtà l’ estuario di un fiumiciattolo, divenuto riparo per un paio di pescherecci ed altre barche più piccole.
Oltre la duna si scorgono le Tremiti, e chissà, forse, nelle belle giornate, il profilo dei Balcani.
Tra spiagge deserte e relitti
Il turistificio è solo dietro l’ angolo: stabilimenti vuoti e spiagge grigie in attesa di tempi migliori.
Per giungere all’ immensa spiaggia deserta occorre però prima perdersi nella pineta, seguendo sentieri che sembrano sempre non portare da nessuna parte o ad un cancello con lucchetto.

La segnaletica stradale non è una specialità del luogo, o forse mi trovo solo nella stagione sbagliata.
Raggiunto finalmente l’ arenile, un mare grigio, e gli occhi curiosi di operai che stanno lavorando ai lidi chiusi, incuranti del vento teso ed anche abbastanza freddo. Il mare di questi tempi regala poco calore, pensa solo ad immagazzinarlo.
In fondo, delle ruspe semisommerse lavorano ad un relitto arenatosi qui nel secolo scorso.
Chissà cosa trasportava, barili di rifiuti tossici sussurrano in tanti.
Ma quei barili non si trovano.
Ed adesso scomparirà anche lo scafo, innesco di troppi interrogativi.
C’’è più lavoro nei campi.
E’ il tempo del grano verde, i papaveri sono rossi ed i cardi viola.
Si lavora sperando che cambi questa stagione assassina che finora ha regalato troppa acqua e niente sole. Acqua attorno, acqua dal cielo.
Agricoltura, pesca e turismo balneare si intersecano e si accavallano in questa pianura, ma la crisi colpisce duro tutti.
Ad ogni angolo è un fiorire di cartelli vendesi: si vendono appartamenti vista mare, orrendi manufatti in cemento armato a pochi metri dalla costa, appezzamenti di terreno agricolo e finanche i sandali. Che non sono calzature…

Nel centro di Lesina il palazzo più bello, proprio a fianco alla chiesa parrocchiale è chiuso ed abbandonato.
Ma almeno questo non si vende, si affitta.
Da tempo e con poco successo a giudicare dalla vetustà del cartello inchiodato al bel portone di legno.
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Magico Gargano… noi ci siamo passati da poco… e ahimè pure noi con un tempaccio che… vabbè, nulla è riuscito a togliere al suo fascino!
Bravi! Sempre in giro e mai una passeggiatina da queste parti… 🙂
che dirti… una volta o l’altra ci faremo perdonare!
Se non arriviamo prima noi…
…e perché no?