Snæfellsnes: Tra Basalto e Antiche Saghe

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Snæfellsnes: Blue red and white: the colours of the icelandic flag on this wooden house in the middle of nowhere

Ci sono luoghi dove il tempo sembra stratificarsi come la lava, dove ogni pietra custodisce echi di voci antiche. Snæfellsnes è uno di questi luoghi – un teatro naturale dove la terra racconta storie che attraversano i secoli.

Ingjaldsholl Snæfellsnes: Colonne Basaltiche e Uccelli Marini

A Ingjaldsholl, un sentiero si snoda lungo la costa verso una cattedrale naturale di colonne basaltiche che fungono da rifugio per centinaia di nidi. Gabbiani, fulmari, gazze marine e sterne artiche hanno scelto queste torri di roccia vulcanica come dimora.

In questo periodo le uova si sono già schiuse ed i genitori accudiscono i piccoli che non sono ancora in grado di volare.

I maschi procurano cibo. Le femmine proteggono e riscaldano i neonati accomodandosi sopra di loro, quasi come se stessero ancora covando l’uovo. Il sentiero passa molto vicino ai nidi ed a volte si riesce a vedere un becco e due occhi spuntare sotto il corpo dell’uccello grande.

È un balletto ancestrale di cura e sopravvivenza. Una tenerezza primordiale che si ripete da millenni su queste scogliere battute dal vento.

Djupalon: la Spiaggia Nera di Snæfellsnes

Djupalon è una bella spiaggia di ciottoli neri con bizzarre formazioni di lava basaltica ai suoi estremi.

Un sentiero scende dal bordo dell’altipiano verso la spiaggia, dove il mare è aperto a tutte le correnti e spesso burrascoso. Infatti la spiaggia è disseminata di resti di naufragi. Ci sono per esempio i rottami arrugginiti e contorti dalla forza delle onde di una nave naufragata qui nel 1948. Il metallo corroso si confonde con la sabbia nera, creando sculture involontarie che parlano di fragilità umana di fronte alla natura.

Non c’è nessuno, ma un tempo non era così. Qui si affollavano pescatori e gente addetta alla lavorazione del pesce, che veniva essiccato direttamente sulla spiaggia. Tra il sedicesimo ed il diciannovesimo secolo, almeno quattrocento persone vissero e lavorarono in capanne sparse lungo queste baie.

Di queste abitazioni ormai non resta più nulla, il mare ha fatto piazza pulita. L’unica costruzione è un rifugio per i naufraghi, ultimo presidio di solidarietà in questo lembo estremo del mondo.

Attraverso Snæfellsnes: Capanne di Soccorso e Paesaggi

Per raggiungere Stykkishólmur attraversiamo l’interno di Snæfellsnes. Sfioriamo le pendici del ghiacciaio Snæfellsjökull che resterà sempre nascosto dalle nuvole.

La strada, inizialmente asfaltata, diventa poi sterrata ed inizia a salire, fino a quando il panorama si fa quasi alpino, con vallate circondate dalle pareti scoscese dei monti e vasti prati adibiti a pascolo di ovini.

In realtà siamo a meno di 400 metri di altezza, ma a queste latitudini siamo già nel regno della terra non coltivabile e non abitabile. Le curve sono tante. Di tanto in tanto si incontrano i cairns – gli ammassi conici di pietre realizzati dai viandanti di un tempo per segnare il cammino.

Nelle vicinanze del valico a bordo strada c’è una piccola struttura in legno e lamiera. E’ una capanna di soccorso realizzata dall’ente islandese che gestisce le strade. Dentro ci sono coperte, candele, vitto e generi di prima necessità. In questa terra i cellulari funzionano poco ed in genere solo lungo la costa. Le comunicazioni sono difficili e può capitare di rimanere bloccati dal maltempo.

In caso di emergenza, gli automobilisti hanno la possibilità di rifugiarsi in queste capanne. Dovranno solo annotare su un registro la data della loro sosta e gli eventuali articoli utilizzati. Un sistema basato sulla fiducia che rivela qualcosa del carattere di questo popolo.

Stykkishólmur: Villaggio di Pescatori del 1550

Stykkishólmur sorge lungo il litorale nord della penisola. E’ un villaggio di pescatori di circa 1.200 abitanti con un porto molto bello e protetto, chiuso all’imboccatura da un’imponente isola, Stykkið.

Ha un suo carattere, che deriva anche dal suo essere uno dei più antichi insediamenti della zona. Fu infatti fondato nel 1550 come centro di scambi commerciali.

È uno dei pochi paesi piacevoli da vedere di questa terra che – a causa dell’ancestrale povertà (ormai superata) e dell’asprezza del clima – privilegia gli aspetti pratici a quelli estetici.

Un gruppo di case di legno raggruppate intorno al piccolo porto, ben tenute e ridipinte di recente. Un bar-ristorante accogliente con una bella atmosfera. Andando oltre si supera una collinetta ed un’orrenda chiesa moderna e si sbuca su una baietta dove trovano riparo le barche dei pescatori. C’è qualche vecchia abitazione che si affaccia sulla riva ed un minuscolo cimitero, con solo tre tombe.

Monte Helgafell Snæfellsnes e la Laxdaela Saga

Al termine di questa piacevole passeggiata riprendiamo la strada per Reykjavik, costeggiando le pendici del monte Helgafell. E’ il luogo centrale della Laxdaela Saga.

Gudrún Ósvífrsdóttir: La Protagonista della Saga

Scritta intorno al 1245, la saga narra di Gudrún Ósvífrsdóttir – “la più promettente donna portata in Islanda, sia per la sua bellezza che per l’intelligenza”. Tra i suoi pretendenti c’erano due fratelli adottivi, Kjartan e Bolli, che si amavano “come nessun altro al mondo”.

Gudrún – che aveva già due matrimoni alle spalle – preferiva Kjartan e avrebbe voluto accompagnarlo in un viaggio che egli si accingeva ad intraprendere oltremare.

Venne però forzata a rimanere in Islanda dallo stesso Kjartan. Questi le disse che il suo dovere era di rimanere e prendersi cura di suo padre e di suo fratello.

“I tuoi fratelli ancora non si sono sistemati qui e tuo padre è vecchio e non avrebbero nessuno che si prenda cura di loro se tu abbandoni questa terra. Invece, aspettami per tre inverni”.

È la non volontà di accettare l’indipendenza femminile che scatena la tragedia – false voci, rivalità, omicidi reciproci. Alla fine Bolli ucciderà Kjartan, ma sarà a sua volta assassinato per vendetta dai parenti del defunto.

Sempre così nelle saghe: rapimenti, uccisioni e vendette.

Il Convento di Helgafell e l’Ipotesi dell’Autrice

Gudrún sopravvisse alle battaglie dei suoi pretendenti. In tarda età fondò un convento sulla cima di Helgafell e fu sepolta fuori dal cimitero. La leggenda vuole che chi giri tre volte attorno alla sua tomba e salga alla collina, senza parlare né guardarsi indietro, vedrà esaudito un desiderio.

Il personaggio di Gudrún emerge con straordinario approfondimento psicologico. Una donna forte costretta alla sottomissione, “protofemminista” ante litteram.

Alcuni studiosi ipotizzano che l’autore fosse in realtà un’autrice. L’introspezione femminile così acuta, contrapposta alle descrizioni più superficiali dei personaggi maschili, suggerisce una sensibilità che forse solo una donna del tempo poteva possedere.

Eglefino Essiccato: Tradizione Gastronomica Islandese

Mentre ripenso al protofemminismo islandese ai tempi della colonizzazione, mi imbatto nella scoperta gastronomica di oggi: eglefino essiccato e salato.

Viene venduto in buste in tutti i supermercati e nelle stazioni di servizio d’Islanda. È lo snack popolare islandese, saporito e croccante come le patatine fritte ma con molto meno grassi – un sapore che racchiude secoli di tradizione marittima.


In questi paesaggi aspri e bellissimi di Snæfellsnes, dove ogni pietra sembra custodire una storia, si comprende come la natura e la narrazione siano indissolubilmente legate. Le colonne di basalto di Ingjaldsholl, la spiaggia nera di Djupalon, il porto protetto di Stykkishólmur – sono tutti capitoli di un racconto più grande, scritto dalla terra stessa nel corso dei millenni.


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