
Anafiotika: bouganvillee, glicini e profumi e silenzio, ma solo se ci venite in bassa stagione.
50 scalini più giù ci sono i ristoranti di Plaka, turistici, affollati e rumorosi.
Decine di metri più su ci sono invece le antiche pietre dell’ Acropoli.
Tutt’ intorno, un’ Atene caotica ed intrigante si estende con i suoi edifici bianchi su tutta la piana e le colline circostanti. Un’ immagine quasi da città mediorientale.

Vicoli strettissimi, a volte più stretti delle mie spalle; devo girarmi di fianco e riprovare, ma con lo zaino e la panza il problema non cambia.
Scivolosi gradini in pietra, giardini rigogliosi e dietro le imposte tanta voglia che vada via tutta la gente che nei mesi turistici sciama, scruta tra le finestre socchiuse, si arrampica sulle terrazze per un selfie . Anafiotika non è solo una curiosità che nessun visitatore vorrebbe perdersi. Si trova proprio lungo una delle rotte per salire al Partenone e dintorni. E’ evidentemente per questo che fatica a mantenere la sua identità. Ad ogni angolo ci sono cartelli con i quali il comitato dei 65 residenti del quartiere chiede ai visitatori di essere rispettosi della vita e della privacy di chi abita in queste case imbiancate a calce ombreggiate dalla rupe dell’ Acropoli.

Ovviamente la lotta dei residenti contro l’ eccesso di turismo è destinata a non avere successo. Come in qualsiasi altra località turistica del mondo.
300 chilometri di mare più a Sud-Est c’è l’ isola di Anafi, poco conosciuta e circondata dalle regine del turismo greco: Santorini, Paros, Naxos, Mykonos. Da qui venivano donne e uomini che hanno costruito questo minuscolo villaggio diacronico di case cicladiche incastonate sotto l’ arenaria gialla della Cecropia. E che naturalmente lo battezzarono Anafiotika.
Si spostarono per sopravvivere, lasciando una vita da pescatori e contadini. Decisero di trasformarsi in operai edili e di lavorare nella ristrutturazione del palazzo di Re Ottone di Grecia. Il primo ad arrivare fu un falegname. Poi seguirono gli altri e Anafi rimase quasi disabitata. Sarà stata l’ abitudine, la nostalgia dell’ isola lontana o le ancora limitate capacità dei nuovi muratori, ma le loro nuove case nella capitale furono costruite esattamente come quelle da cui provenivano. La natura scoscesa del luogo e le sue limitate dimensioni contribuirono a generare l’ effetto villaggio, con i suoi vicoli stretti e le scale di collegamento.
Assediata ed insidiata dallo sfruttamento turistico, Anafiotika è ancora – chissà fino a quando – un piccolo tesoro.
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