Le leggende di Acerenza

Devo aver sbagliato, questo non è un bar. L’ uomo dietro al bancone mi guarda incuriosito e forse anche un po’ infastidito. Però il caffè me lo prepara, anche se non è un granché. Le parole sono ridotte al minimo necessario. Pago ed esco. Forse solo un astronauta ha esperienza di un vuoto più vuoto di un paese dell’ Italia meridionale nella controra. Tutte le saracinesche sono abbassate, tapparelle e tende chiuse. Dietro, nella penombra, è tempo di grevi sonni postprandiali, scuri e privi di sogni.  Per strada non c’è nessuno. Nel silenzio senti il rumore delle suole di gomma

Monopoli, città di mare e chiese

Monopoli, città di mare e chiese. Ogni angolo, infatti, nasconde una chiesa, nel centro storico di Monopoli. Ne ho contate almeno una dozzina. Una, la Chiesa Rettoria di Santa Maria del Suffragio, a fare concorrenza al Barocco della Cattedrale, proprio di fronte. Sotto le volte di passaggio si affacciano riproduzioni di immagini sacre “a divozione” del sopravvissuto di turno. In una città che ha sempre affidato la sua ricchezza al mare, gli scampati non dovevano essere pochi. Dal mare veniva la vita e poteva venire anche la morte. La salvezza ha sempre un che di soprannaturale. Questo Adriatico che si

Il Gargano è unico

Il Gargano è unico. Te ne accorgi già solo guardando la carta geografica: un pezzo di montagna isolato tra il Tavoliere ed il mare. È incongruo, lì ti aspetteresti solo pianura. Ed invece puoi salire fino a mille metri, quasi sempre con vista mare e le Tremiti all’ orizzonte. Ti aspetta un bosco di faggi, querce, aceri, carpini,  frassini,  farnetti, pini di Aleppo, ontani. È la Foresta Umbra. Qui i bambini possono giocare con i daini e si può fare picnic in riva ad uno stagno, osservati da tartarughe curiose. Il Gargano è unico perché è un posto dove per

Gran Sasso, le Highlands italiane

L’aquila stride e vola in grandi cerchi sopra di noi. È sorpreso anche il pastore, che la osserva col binocolo dal suo stazzo. O forse è solo preoccupato per i suoi agnellini. Più tardi la rivedremo, osservandola dall’alto di una delle vette faticosamente raggiunte: continua la sua perlustrazione circolare ed a non curarsi di noi. Del Gran Sasso si può dire poco. Semplicemente perché le mie parole non bastano a descrivere la bellezza selvaggia del luogo, i suoi vasti orizzonti delimitati da pareti di roccia nuda, i suoi silenzi, la vastità semidesertica dei pianori stepposi. Solo animali. Qualche pastore. Non

Una giornata senza pretese

E’ una giornata senza pretese / E non ci succede una volta al mese (Vinicio Capossela) A volte un solo giorno libero può riservare momenti di intensa epifania e liberarti anche se solo per un breve iato dalle angosce del tempo che viviamo. Scelgo di trascorrerlo tra le colline che intersecano il confine tra Campania e Basilicata, questo giorno libero. Ancora non lo sapevo, ma sarebbe stato l’ ultimo giro in libertà concesso per i mesi a venire. Da lì in poi restrizioni e zone variamente colorate avrebbero reso impossibile ogni spostamento. E’ una mattina di primo autunno, viste verde

Chi entra muore? La Mefite d’ Ansanto

V’è un luogo al centro d’Italia, al di sotto di alte montagne, celebre, e ricordato per fama in molte regioni, la vallata di Ansànto; da entrambe le parti con fitte fronde lo stringe una fosca fiancata boscosa, e nel mezzo scroscia in frastuono di massi e ritorta cascata un torrente. Qui una spelonca orrenda e di Dite spietato si mostrano gli spiragli e, irrompendo Acherónte, imponente voragine apre le fauci pestifere: e in esse svanendo l’ Erínni, nume odioso, alle terre e al cielo recava sollievo. Virgilio, settimo Canto dell’ “Eneide” La Mefite La Mefite d’ Ansanto si fa introdurre

Marzamemi, la baia delle tortore

Marsa al Hamem, in Arabo: Baia delle Tortore.Col tempo il nome si è italianizzato e trasformato in Marzamemi.E già questo basta a capire quanti secoli di storia alberghino dietro queste pietre.Giù giù in Sicilia, alla stessa distanza dall’ Equatore di Capo Bon, delle Azzorre, di San Francisco. Ormai siamo al capolinea. Di fronte c’è solo mare, tanto mare. Se si potesse guardare oltre l’ orizzonte si vedrebbe Creta, che è proprio lì di fronte, giusto ottocento chilometri più ad Est. Le tonnare Con tutto questo mare davanti, Marzamemi è il posto ideale per andare a pesca.  Gli Arabi costruirono qui

Gli ombrelli multicolori di Ferrara

D’ estate,  l’ ombrello non è la prima cosa a cui pensi. Vuoi soltanto toglierti dalla mente le giornate piovose passate e quelle che verranno. Neanche ti viene in mente che l’ ombrello non ripara solo dalla pioggia, ma anche dal sole. Io me ne dimentico sempre, ma Cinesi e Coreani lo sanno perfettamente. Quante ne vedi girare con l’ ombrellino nei 30/35 gradi di Roma o di Venezia. Ma non e’ di questo che voglio parlare. E’ di ombrelli invece che voglio parlare! Che colore vi viene in mente quando pensate ad un ombrello? A me il nero. Ecco,

Vicolo Squallore

C’è un paese al mondo dove le strade hanno nomi da Monopoli. Sono senza uscita ma non terminano con un semplice muro, bensì con un ameno angoletto che è allo stesso tempo il retro di una chiesa ed una bottiglieria. Vicolo Squallore. Niente male come nome eh? Roba che al confronto il Vicolo Corto ed il Vicolo Stretto del Monopoli sembrano quartieri residenziali. Ma esiste veramente, Vicolo Squallore, sapete? A Modena, in pieno centro. Una piccola traversa della via Emilia, che passerebbe inosservata se non fosse per la targa con un nome così particolare. Non è peraltro un vicolo qualunque,

Primavera a Conca dei Marini

Aria di primavera oggi a Conca dei Marini. Forse non tutti saranno d’ accordo con me, ma io sono convinto che i posti più belli della Costiera Amalfitana non sono quelli sul mare, ma quelli sopra il mare: Ravello, Conca dei Marini, Furore, Tramonti, Raito. E’  come stare in elicottero e assaporare la vista della Costiera Amalfitana. Niente piedi sporchi di sabbia, niente code lungo le curve della statale. L’ aria è più fresca anche d’ estate. Più pura. Meno confusione. La vista, poi, quella è spettacolare. Sopratutto se, come oggi, di foschia ce n’è poca e lo sguardo può

La (sostenibile) leggerezza del ferro

È un fantasma ad accoglierci. Una forma evanescente, che sembra appena abbozzata. I raggi del sole che cala la attraversano senza difficoltà. Eppure è solida, solida come il ferro di cui è fatta. E’ un fantasma ma non sembra minaccioso; è lì per custodire la chiesa, che già si intravede. E’ una chiesa della stessa materia del fantasma: tonnellate metalliche attraversate dalla luce radente del tramonto. La (sostenibile) leggerezza del ferro. Si distinguono agevolmente le colonne, i capitelli, le capriate del tetto. E si distingue perfettamente il cielo, dietro. Il fantasma mi lascia passare senza difficoltà. Non c’è neanche bisogno

Il Circolo di Conversazione, una scheggia di Inghilterra in Sicilia Meridionale

Esiste un posto al mondo, esclusivo ed inaccessibile. Un posto al mondo per il quale farei pazzie. Il Circolo di Conversazione di Ragusa è stato costruito nel 1805, quando quattro tra le più notabili famiglie di Ragusa Ibla decisero di regalarsi un posto dove riunirsi e conversare, appunto, lontani ed isolati dal resto dei popolani. E’ un edificio ad un solo piano in stile neoclassico, praticamente disadorno – nonostante le sue colonne e bassorilievi – a confronto del magnifico barocco che lo circonda. Ma non è la struttura del fabbricato ad essere interessante, quanto piuttosto ciò che la muratura nasconde.

L’ Isola delle Correnti: a Sud di Tunisi, ancora in Italia

Giù, giù, giù fino alla punta estrema della Sicilia, e poi ancora verso Sud, a piedi lungo una passerella di pietra che emerge solo con la bassa marea. E che spesso il mare porta via. Ed alla fine, finalmente eccoci. Abbiamo poggiato i piedi sull’ Isola delle Correnti, il punto più meridionale d’ Italia. Siamo più a Sud di Tunisi, praticamente all’ altezza di Algeri eppure siamo ancora in Italia. Qui, in questo silenzio, si incontrano i venti e si scontrano le correnti di due diversi mari. Non c’è nessuno, più deserto del deserto della Tunisia. Se volete trovare compagnia, qui

Attraverso i paesaggi sanniti

Poco fuori l’incantevole Benevento, a Nord ovest della stazione principale, un vecchio tratto di ferrovia dismessa è stato trasformato in un percorso no-engine: fruibile da qualsiasi mezzo privo di motore. E quindi anche da pedoni e runners! Il percorso parte da Benevento ed arriva alla vecchia stazione di Vitulano-Foglianise. Riuscire a trovare il punto di partenza non è facilissimo, perchè le indicazioni sono poche e solo quando ormai si è giunti nei pressi del percorso.  Il fondo è di un materiale elastico adatto ai joggers, direi tartan ma non ne sono sicuro. La lunghezza è di circa sei chilometri e

La trasformazione dei ragni colossali

Sono di nuovo aperti, come un tempo, i trabocchi della costa d’ Abruzzo. Quelli che hanno resistito a più di un secolo di erosione e salsedine, magari aiutati da qualche saggio restauro, sono ancora lì, lungo la costa abruzzese a sud di Pescara: costruzioni in legno dalle lunghe ed oscillanti antenne protese sull’ acqua, con immense reti penzolanti;  “una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simili ad un ragno colossale” le definiva D’ Annunzio, che qui aveva casa. Le grandi macchine pescatorie Ma naturalmente non tutti sono scampati; l’ incuria degli umani fa più danni

San Pietro Infine: la Storia è passata di qui

San Pietro Infine: un paesino in provincia di Caserta, incastonato tra Molise e Lazio, alle pendici del monte Sambucaro. La Storia, con tutte le sue atrocità, è passata proprio di qui. Una storia relativamente recente:  poco più di settant’ anni fa, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.  San Pietro Infine fu completamente distrutta per “colpa” proprio della sua posizione. La Storia Il paesino era divenuto uno dei capisaldi della linea Reinhard, avamposto difensivo tedesco pensato allo scopo di rallentare l’ avanzata Alleata proveniente dalla Sicilia e da Salerno, mentre si terminava di fortificare pesantemente la linea Gustav, pochi chilometri più

Nel tacco dello stivale

Il nostro viaggio in Puglia termina ad Est, ma molto ad Est. Altro che Paesi dell’ Est! Molti Polacchi abitano più ad Ovest… Già, ma siamo ancora in Italia. Incredibile, vero? Se guardiamo una carta geografica e da Otranto disegniamo una riga che punti direttamente a Nord, questa verticale arriverà dritta dritta a Stoccolma, sfiorando Budapest! Praga è molto più ad Ovest di Otranto e più occidentali sono anche Breslavia e Bratislava. Va bene, non siamo qui per digressioni geografiche. Siamo qui per fotografare e godere della bellezza di uno dei punti più estremi d’ Italia, in quel tacco dello

Gallipoli in chiaroscuro

“Bella Gallipoli!” L’ esclamazione è scontata appena racconti da dove sei tornato. Bella, sì certo. Ma quale Gallipoli? La città nuova, quella dove la gente vive, con la passeggiata a mare, negozi e servizi? O la Gallipoli vecchia? Si forse quest’ ultima, vero. Anche fuori stagione, però, l’ isola ed il dedalo di viuzze che portano verso il mare offrono sempre il meglio-peggio dello sfruttamento turistico. O forse è solo il peggio: la strada principale è quasi impraticabile per la folla e le bancarelle;  la cattedrale barocca è sommersa dall’ invadenza di venditori di spugne, pesci imbalsamati made in China

Dal Roccocò alla bellezza negletta

La bellezza di Taranto dorme in provincia: vi aspetta l’orgoglio ostentato di Martina Franca, resa barocca dal tentativo superbo e cafoneggiante dei latifodisti del posto di rivaleggiare con Napoli capitale. Le loro case imbiancate a calce si adornarono allora di portali elaborati, frontoni senza pudore nella loro ridondanza. E sorsero chiese quasi più grandi della piazza destinata ad ospitarle. Sembra sempre di essere in Spagna: il sole batte implacabile sulla pietra e crea riflessi e vampe di calore. Per sfuggire all’ arsura ci si rifugia sotto gli ombrelloni dei bar di Piazza Plebiscito, dominata dal Roccocò della cattedrale di San