Le seduzioni di Bitola

Il bazaar di Bitola, ancora pieno di folla e fragranze, non è magari ai primi posti della lista di cose da vedere in Europa. Neanche Bitola, d’ altronde, lo è. Bitola, la città dei consoli Antico crocevia commerciale, al centro degli scambi economici tra Adriatico ed Egeo fin dai tempi in cui era attraversata dalla romana via Egnatia, capolinea della ferrovia che la collegava al porto di Salonicco, Bitola fu capoluogo dell’ Elayet di Rumeli, una delle regioni ottomane comprendente territori che oggi appartengono alla Macedonia alla Grecia e all’Albania. Grazie alla sua posizione, la città divenne un centro multiculturale.

Korčula, profumo di Venezia sull’ altra sponda dell’ Adriatico

La leggenda di Marco Polo Se è vera la leggenda che si narra qui, il paese natale di Marco Polo è annidato sul mare. E se anche la leggenda fosse falsa, se Marco Polo fosse nato a Venezia, davanti a lui avrebbe avuto comunque mare, lo stesso mare. E forse non poteva essere diversamente per un uomo che ha fatto del viaggio la sua vita.   Il mare è un invito alla partenza: la sua superficie piatta ed immobile nei giorni d’ estate ti fa pensare che si tutto facile. Basta salire su una barca ed avviarsi. Dall’ altra parte

Plitvice, visioni personali

“Ci sono venuto spesso a passare il tempo, al tramonto, testa leggera e cuore in festa, prendendo a calci i torsoli di mais, […] come se dovessi morire l’ indomani, cedendo a quel potere di dispersione così sovente fatale ai nati sotto il segno dei Pesci.”    (Nicolas Bouvier, La polvere del mondo) Poche parole oggi, e qualche immagine in più. Laghi di Plitvice, Croazia, parco naturale devastato dalla guerra di fine secolo e poi restaurato mirabilmente. Un posto magico dove perdersi nei propri pensieri e seguire le proprie fantasticherie, riuscendo a sentirsi soli anche in mezzo ad una folla

Le scarpe sul Danubio

Se già lo sapete, ve lo aspettate. Scarpe di bronzo Altrimenti, passeggiando a Budapest lungo la riva sinistra del Danubio ed avvicinandovi al neogotico Palazzo del Governo (uno degli edifici più fotografati della capitale ungherese) potrebbe sorprendervi la vista di un mucchio di scarpe di bronzo allineate in modo disordinato proprio sul bordo del lungofiume. Scarpe da uomo, stivali, scarpe da donna con i tacchi, scarpette per bambini. Arte moderna. Si certo. Ma non solo. Quelle scarpe sono un monumento, uno degli innumerevoli memoriali della brutalità nazifascista. La storia Agli inizi del 1945 la seconda Guerra Mondiale stava volgendo alla

Ocrida, perla di lago

Innanzitutto, la bandiera macedone secondo me è una delle più belle che ci siano.È un sole giallo in campo rosso.Ad Ohrid (Ocrida in Italiano) due megabandiere macedoni sono visibili un po’ da ogni angolo. Una sorge proprio sulla sommità della collina della città vecchia, e l’ altra al limite del porto. Ocrida ed il suo lago, patrimonio UNESCO Ocrida, è una bella città antica, e sorge sulle rive del lago che porta il suo nome. Un lago enorme e profondo, che dicono sia il più antico d’ Europa, con un’ età di oltre un milione di anni. Entrambi, la città

Maramures: carri, cavalli ed internet

“Questo è proprio il vero, profondo Maramures” mi confida Daniel mentre volge a me il suo sguardo, distraendosi dal panorama. Maramures Splendidi prati e fienili nel silenzio; gli alti Carpazi sfumano bluastri a distanza nella nebbiolina del primo mattino. Daniel, fotografo di Bucarest, ama davvero queste vallate parallele divise da colline verdissime che d’ autunno sono costellate di covoni di fieno. Ci viene spesso, grazie alla sua attività di fotografo per la Mocăniţa, ed è così che l’ ha scoperto, innamorandosene. Il Maramures è l’ angolo dimenticato della Romania. Una delle sue regioni più povere ed isolate, sulla quale il

Lo spettacolo del tramonto a Zara: il Saluto al sole

Il più bel tramonto del mondo? Il tramonto, a Zara, è uno spettacolo. Alfred Hitchcock, che di immagini se ne intendeva, usava dire che dalla riva zaratina si può godere del più bel tramonto al mondo.  Ma dai tempi del maestro del thrilling qualcosa è cambiato, non solo nel cinema. Quando è sera a Zara, ed il sole si avvicina all’ orizzonte, il mare, il cielo e la terra di fondono in uno spettacolo psichedelico che non ha uguali, capace di unire i colori della tecnologia a quelli del tramonto in un unico spettacolo. Il waterfront della città dalmata non

Una Grecia non convenzionale: Prespa

Bisogna venirci proprio apposta qui. Superare le mille e anta gallerie della nuova autostrada, meravigliarsi davanti ai cartelli di pericolo attraversamento orsi, salire fino ai 1200 metri epirioti dai quali finalmente si vedono per la prima volta i laghi Prespa, che fino ad oggi erano solo un nome sul blu della carta geografica. Ma come raccontava Annemarie Schwarzenbach i nomi sono molto più che indicazioni geografiche, i nomi sono suono e colore, sogno e ricordo, mistero, magia. E non è disincanto quello che si prova, ma piuttosto l’inizio di un processo meraviglioso, quando un giorno li ritroveremo, carichi di splendore

Gli ombrelli multicolori di Ferrara

D’ estate,  l’ ombrello non è la prima cosa a cui pensi. Vuoi soltanto toglierti dalla mente le giornate piovose passate e quelle che verranno. Neanche ti viene in mente che l’ ombrello non ripara solo dalla pioggia, ma anche dal sole. Io me ne dimentico sempre, ma Cinesi e Coreani lo sanno perfettamente. Quante ne vedi girare con l’ ombrellino nei 30/35 gradi di Roma o di Venezia. Ma non e’ di questo che voglio parlare. E’ di ombrelli invece che voglio parlare! Che colore vi viene in mente quando pensate ad un ombrello? A me il nero. Ecco,

Vicolo Squallore

C’è un paese al mondo dove le strade hanno nomi da Monopoli. Sono senza uscita ma non terminano con un semplice muro, bensì con un ameno angoletto che è allo stesso tempo il retro di una chiesa ed una bottiglieria. Vicolo Squallore. Niente male come nome eh? Roba che al confronto il Vicolo Corto ed il Vicolo Stretto del Monopoli sembrano quartieri residenziali. Ma esiste veramente, Vicolo Squallore, sapete? A Modena, in pieno centro. Una piccola traversa della via Emilia, che passerebbe inosservata se non fosse per la targa con un nome così particolare. Non è peraltro un vicolo qualunque,

Primavera a Conca dei Marini

Aria di primavera oggi a Conca dei Marini. Forse non tutti saranno d’ accordo con me, ma io sono convinto che i posti più belli della Costiera Amalfitana non sono quelli sul mare, ma quelli sopra il mare: Ravello, Conca dei Marini, Furore, Tramonti, Raito. E’  come stare in elicottero e assaporare la vista della Costiera Amalfitana. Niente piedi sporchi di sabbia, niente code lungo le curve della statale. L’ aria è più fresca anche d’ estate. Più pura. Meno confusione. La vista, poi, quella è spettacolare. Sopratutto se, come oggi, di foschia ce n’è poca e lo sguardo può

La (sostenibile) leggerezza del ferro

È un fantasma ad accoglierci. Una forma evanescente, che sembra appena abbozzata. I raggi del sole che cala la attraversano senza difficoltà. Eppure è solida, solida come il ferro di cui è fatta. E’ un fantasma ma non sembra minaccioso; è lì per custodire la chiesa, che già si intravede. E’ una chiesa della stessa materia del fantasma: tonnellate metalliche attraversate dalla luce radente del tramonto. La (sostenibile) leggerezza del ferro. Si distinguono agevolmente le colonne, i capitelli, le capriate del tetto. E si distingue perfettamente il cielo, dietro. Il fantasma mi lascia passare senza difficoltà. Non c’è neanche bisogno

La Spoon River europea

Cerbero rabbonito All’ ingresso del regno dei trapassati c’è sempre un Cerbero, ed anche nel caso del Cimitero Felice di Săpânţa non si fa eccezione: un anziano signore abbaiante dal buio del suo bugigattolo chiede con gesti imperiosi il pagamento dell’ obolo. Ma per pagare ho bisogno di Lei rumeni e non ho ancora fatto in tempo a cambiare. “Bancomat!” mi ringhia il cerbero indicando un punto impreciso alle sue spalle. Allora mi incammino fiducioso sotto la pioggia che continua a scendere da ore e ritorno praticamente nel centro del paese. Chiedo informazioni ad un signore che sta spazzando il

Photographer of the Day: Giuseppe Maria Galasso

Photographer of the Day! It was a nice start of the week! It was a boring Monday morning, I was barely awake, still thinking of how to get ready for the week, when my RSS feeder showed me this: together with a beautiful review of my image written by Ms. Susan Kanfer: Giuseppe Maria Galasso transports us to a destination in our dreams. The Pier is not of this world. Straight edged and symmetrical, it floats within the ethereal glow of soft water and sky. And yet within the dream, everything seems purposeful. The sculpting of the light, the pink ribbon

The white zone – 2014

I decided to follow Julieanne Kost’s advice and started to create slideshows of my best pictures for every year; Ms Kost calls it The White Zone, and I do follow! My first attempt regards 2014 when I started again photographing regularly after some years mostly spent watching our newborn daughter growing up. Some of the photos are just family snaps, but I like to have them together with the others. Hope you like the slideshow!

Attraverso i paesaggi sanniti

Poco fuori l’incantevole Benevento, a Nord ovest della stazione principale, un vecchio tratto di ferrovia dismessa è stato trasformato in un percorso no-engine: fruibile da qualsiasi mezzo privo di motore. E quindi anche da pedoni e runners! Il percorso parte da Benevento ed arriva alla vecchia stazione di Vitulano-Foglianise. Riuscire a trovare il punto di partenza non è facilissimo, perchè le indicazioni sono poche e solo quando ormai si è giunti nei pressi del percorso.  Il fondo è di un materiale elastico adatto ai joggers, direi tartan ma non ne sono sicuro. La lunghezza è di circa sei chilometri e

Danzando sulla frontiera

Giocare con i confini mi è sempre piaciuto. Sin da quando ero bambino. Seguire le righe tratteggiate sulle tavole di un atlante, inscenare invasioni e ritirate o sognare di occupare un paese con un solo piede, come fece davvero una volta mia nonna alla sbarra triestina che divideva l’Italia dalla Jugoslavia. Solo che a quei tempi i confini erano una cosa seria. Garitte e filo spinato. Attese in coda con il passaporto in mano per ottenere il necessario visto. E sempre un po’ di batticuore. In fondo li costruivano apposta così i confini. Per intimorire. E questo quando la frontiera

Come compiacere gli dei del basket

In Croazia c’e’ un campo di basket, o almeno un canestro, in ogni angolo,  ma davvero dappertutto. Poi ci arrabbiamo (e meravigliamo anche un po’) quando una  nazione che ha  meno abitanti del Lazio ci  estromette dalle Olimpiadi. E una volta a Rio le suona alla gloriosa Spagna ed ai padroni di casa prima di arrendersi per un solo tiro ai fratelli-coltelli serbi. Gli dei del basket vanno blanditi con quotidiani sacrifici…