La mia eclissi

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Siete rimasti per metà della notte col naso all’ aria?
Avete visto la luna sorgere già scura, diventare rossa, salire nel cielo, e poi la prima lama di luce bianca che ne sfiora l’ angolo e si espande lentamente fino a scoprire nuovamente tutto il disco?
Insomma, vi siete fatti prendere dalla fascinazione dell’ eclissi?
Io sì, e per una volta ho approfittato anche del fatto che potevo godermela tranquillamente dal balcone di casa: esposizione giusta, posizione riparata e tutte le comodità di casa a portata di mano, cosa chiedere di più?
E così, poco dopo il tramonto ho iniziato a preparare lo stativo (naturalmente d’ obbligo in questi casi), poi ho dato una bella pulita al sensore della fotocamera (hai visto mai che un granellino di polvere va a rovinarmi proprio il disco della luna) ed ho controllato lo stato di carica delle batterie.
Per fotografare un’ eclissi, ed in ogni caso per fotografare la luna, è naturalmente d’ obbligo un teleobiettivo. Maggiore la lunghezza focale e meglio è. Per le mie riprese ho utilizzato il mio vecchio SIGMA 400 mm. F 5,6 cata: un obiettivo catadiottrico, ovvero con un sistema a specchio di deviazione della luce che permette di allungare la lunghezza focale senza necessità di aumentare la lunghezza fisica dell’ obiettivo. Questo risultato si ottiene però a scapito di due parametri: la capacità di risolvere i dettagli, che è minore, ed il diaframma che non è regolabile. Si tratta di una concezione costruttiva ormai in disuso, ma che aveva una certa diffusione venticinque anni fa, ai tempi delle pellicole. Ed infatti questo obiettivo risale a quell’ epoca, ma è la focale maggiore che posseggo, restituisce risultati decenti ed in ogni caso non dovevo mica fotografare le tracce degli astronauti sulla luna!

La luna è spuntata dall’ orizzonte poco dopo le 21,30; il mio orizzonte è costituito da una catena montuosa e da alcuni alberi su una collina vicino che bloccano ulteriormente la visuale. Quando il disco di luna piena ha oltrepassato la cortina di foglie ed è stato completamente visibile, l’ eclissi era già iniziata e si avvicinava al suo massimo.
Ho iniziato immediatamente a scattare qualche foto di prova. In questi casi, è critica l’ esposizione; la luna (in condizioni normali molto luminosa) è immersa in un cielo quasi completamente nero, e questa è la classica situazione che fa impazzire gli esposimetri matrix. Leggete l’ esposizione con questo sistema e state tranquilli che il risultato sarà un cielo grigiastro ed una luna talmente sovraesposta da aver perso ogni dettaglio. Questa è la situazione di scuola in cui occorre usare la misurazione spot, puntando direttamente sulla luna.
Per me c’ era una difficoltà aggiuntiva: la messa a fuoco. Non è come pensate voi, non è sufficiente mettere a fuoco su infinito per avere un’ immagine nitida. L’ obiettivo catadiottrico, infatti, non ha una posizione fissa di infinito, a causa delle deformazioni cui è soggetto lo specchio in seguito alle variazioni di temperatura. Un obiettivo privo di autofocus e di messa a fuoco all’ infinito, da utilizzare per focheggiare la luna eclissata, ovvero un oggetto che nel mirino della fotocamera appare poco più chiaro del cielo circostante! Un bel rompicapo, vero? Per questo mi ci sono volute un po’ di foto di prova e finalmente ho potuto iniziare.
Il mio primo scatto è stato eseguito ad 1/6 di secondo, con sensibilità impostata ad 800 ISO. Siamo prima della fase massima dell’ eclissi e la luna mostra già il suo colore rosso, che è stata l’ attrattiva principale per tanto appassionati di un solo giorno.
Naturalmente, man mano che il fenomeno volgeva verso il suo massimo, è stato necessario incrementare i tempi di esposizione, fino a giungere ad un massimo di sei secondi (sempre ad 800 ISO), un tempo che ha iniziato a creare problemi di mosso. Non per le vibrazioni, ma per il semplice fatto che la luna si muove costantemente nel cielo.
Per l’ occasione il mio stativo era equipaggiato con una testa a sfera ed era zavorrato con la borsa della fotocamera agganciato alla colonna centrale, al fine di aumentarne la stabilità, dal momento che tirava una leggera brezza.
E’ stata un’ esperienza affascinante e rilassante: trascorrere ore nel silenzio ed al fresco, guardando il progredire dell’ eclissi e stando attento a scattare una foto ogni tre minuti, per documentare il progresso del fenomeno e la variazione del colore del nostro astro da bianco a grigio a rosso, poi variare verso l’ arancione ed ecco finalmente la prima lama di luce bianca che indica il termine della fase di eclissi completa; poi la luce che man mano rimonta sull’ ombra facendo cambiare alla luna tutte le fasi nel giro di un’ oretta ed infine di nuovo i disco bianco completo, per fotografare il quale è bastato 1/800 di secondo ad ISO 100. Ricordate che il mio diaframma è fisso a 5,6.
Riassumendo, per ottenere foto interessanti della luna occorre:
a) un teleobiettivo di almeno 300 mm. di focale, se sono di più è meglio
b) uno stativo robusto e zavorrabile che garantisca la stabilità della fotocamera e non vibri al primo alito di vento
c) un cavo di scatto o un telecomando IR per evitare il rischio del micromosso causato dalla pressione del dito sul pulsante di scatto (io ho adoperato il telecomando)
d) una sedia per accomodarsi durante i periodi di attesa e godersi la vista
e) generi di conforto

OK sono d’ accordo con voi, quanto riportato ai punti d) ed e) non è indispensabile ai fini di una buona riuscita della foto, però…vuoi mettere?

Ad eclissi terminata, avevo scattato circa una novantina di fotografie. Le ho studiate con attenzione per scegliere quelle migliori e più rappresentative del fenomeno e della sua evoluzione e ne ho scelte dieci. Queste dieci sono state aperte come livelli in Photoshop e poi con una paziente e precisa opera di mascheratura sono state riportate tutte su un’ unico fotogramma, un po’ come se si trattasse di un’ esposizione multipla.

Il risultato, potete vederlo all’ inizio di questo post.

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