Mix non metropolitani: il barbiere fotografo

E’ da tempo che credo di aver sfiorato il segreto dei barbieri; personaggi strambi, amanti delle parole, spesso innamorati del (loro) passato e restii ad accogliere i cambiamenti. Conosco barbieri in provincia che hanno ancora in negozio la poltrona a cavalluccio per poter meglio lavorare con i bambini. La seduta è rigorosamente di cuoio rosso, naturalmente.

Andrea Semplici, che è un maestro, a Muro Leccese ha scovato il barbiere che vende giornali. Io sono andato un pelino più in là, più in profondità nell’ amabile lunaticità di questi signori; io ho scovato il “Barbiere Fotografo”. Si, sta scritto proprio così sull’ insegna della sua bottega. In vetrina non ci sono mica forbici e spazzole, no no. Ci sono un paio di Rollei biottica, una Zenit, un vecchio flash a bulbo ed altri oggetti vintage.

Dentro c’è   Franco, il barbiere di Acciaroli, paesino cilentano di mare e pescatori, con il suo camice da lavoro che non è come al solito bianco ma giallo con bordini blu. E ci sono – cullati dal ronzio dell’ aria condizionata – i clienti. Da sbarbare. O da fotografare. Tutti lì ordinatamente in fila.

Sessantadue anni, fisico asciutto ed un’ eleganza naturale, Franco taglia i capelli dei pescatori di Acciaroli da quasi mezzo secolo, e ancora non si è stancato. Annoiasi certo che no, con tutti gli interessi che si ritrova.

Il negozio è in centro, tra la farmacia ed il fruttivendolo, e offre ancora altre sorprese. Sì, non ci sono solo lamette, spazzole, macchine fotografiche e stampanti. C’è anche una fisarmonica, una chitarra, un clarinetto. Eh sì, perchè Franco, a tempo perso, fa anche il musicista e lo fa bene, anzi è stata la prima cosa che ha imparato a fare; oggi suona nella banda di San Mauro Cilento e vanta un passato in un gruppo folk.

Il barbiere-musicista-fotografo un tempo approfittava della chiusura domenicale per dedicarsi alle fotografie di matrimonio, ma da qualche tempo ha abbandonato le cerimonie: “ Ci voleva troppo tempo e troppi soldi da anticipare; e alla fine il guadagno non era mica tanto” racconta mentre aggiusta la sfumatura del ragazzo che è di turno prima di me. Io sono quasi pronto a sedermi a mia volta su quella bella sedia che sa di antico e a farmi maneggiare la faccia (sono qui per una rasatura) quando entra un tipo. Ha i capelli corti e non ha barba, ed allora cosa vuole? Franco lo sa già, ed infatti lo invita ad aspettare un attimo, poi quando il ragazzo si alza, si rivolge al nuovo entrato e gli dice di prepararsi. In un angolo del negozio c’è uno sgabello ed un fondale bianco. Serve per le fototessera.

Un paio di scatti, poi ci si trasferisce al computer, la foto viene rapidamente preparata e stampata in quattro esemplari. Finalmente è il mio turno; oddio era già il mio turno, ma evidentemente qui i clienti del fotografo hanno la precedenza sui clienti del barbiere.

Mentre mi siedo Franco – che ha già adocchiato la mia Pentax – si informa e chiede dei miei obiettivi, si dimostra particolarmente interessato all’ 8-16, poi finalmente prende gli attrezzi del suo primo (secondo?) mestiere ed inizia ad insaponarmi il viso. Ma si vede che ha voglia di raccontare.

Figlio di contadini, cronologicamente diventa per prima cosa un musicista: fisarmonicista autodidatta sin dai tempi della scuola elementare, amava suonare seduto da qualche parte mentre il padre lavorava i campi; prese anche parte al saggio della scuola, ma poi lo strumento si ruppe e soldi per aggiustarlo non ce n’ erano. E così imparò a suonare la chitarra.

Il mestiere di barbiere lo ha imparato sotto le armi, in Marina. E non credeva che sarebbe stato il suo futuro. Già allora lui con le mani era bravo, ma non solo ad adoperare pettine e spazzola: riparava oggetti di legno, eseguiva lavoretti. Ed aveva una passione: l’ elettrotecnica. Terminato il servizio militare, un giorno fu attratto da una pubblicità della Scuola Radio Elettra (chi ha almeno cinquant’ anni se la ricorderà di sicuro!). Era la sua occasione: diventare elettrotecnico per corrispondenza!

Ma il corso costava settantacinquemila lire di allora, ed io ne avevo solo trentacinquemila. Mica potevo chiedere soldi a mio padre che ogni mattina usciva a zappare”.

E così il ripiego fu il meno costoso corso di fotografia. Era nato il barbiere fotografo.

L’ elettrotecnica però mi era rimasta nella testa e così in seguito ho studiato qualcosa da solo, ho iniziato a fare esperimenti a costruirmi le prime radio.”

Erano le radio con i valvoloni, che se sbagliavi a maneggiarli prendevi una scossa di quelle mica male, e Franco ne ha prese non poche. Ma la passione per quel tipo di artigianato moderno era forte: non esistevano ancora i computer, le televisioni erano in bianco e nero ed erano aggeggi con il tubo catodico e le valvole che per sistemarle in casa dovevi rinforzare il solaio, tanto pesavano. Le radio erano lo strumento di contatto con il mondo.

Così tra una radio costruita e qualche taglio di capelli in paese, passavano gli anni, la famiglia di Franco cresceva e si ingrandiva (adesso è un nonno felice, le foto del nipotino sono anche in negozio ed indovinate chi le ha scattate?); un giorno un cliente affezionato gli regalò un clarinetto usato.

E che me ne faccio, fu il mio primo pensiero. Imparo a suonarlo! Fu il secondo, immediatamente dopo”.

L’ orecchio era allenato e non ci volle poi molto tempo. Oggi Franco suona il clarinetto nella banda di San Mauro Cilento e di tanto in tanto è costretto a sdoppiarsi: suona, poi fa mettere in posa la banda e corre a fotografarla, poi torna al suo clarinetto.

Ma quante cose sa fare ‘sto Franco? Non è mica finita qui, perché lui, figlio di contadini, è rimasto contadino e coltiva il suo pezzo di terra: vigne, patate, peperoni, cipolle, zucchini, fagioli. E da giovane ha servito per la Marina Militare quindi qualcosa di navigazione dovrà anche capirne in questo paese di pescatori (ma lui è di Pioppi, poco lontano, uguali radici marinare). Ed ancora, aggiusta elettrodomestici, fa piccoli lavoretti di carpenteria.

Glielo chiedo e lui sorride, mentre mi toglie via gli ultimi batuffoli di schiuma. Poi, mentre pago e ritiro regolarissima ricevuta fiscale, mi fa:”Così non mi annoio”!

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Aggiornamento: tutte le belle favole finiscono, e così anche Franco è andato in pensione. Al posto della sua bottega ora c’è un alimentari, e la vetrina che ospitava il suo modernariato fotografico, semplicemente non c’è più.

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