Safranbolu: dove il tempo si è fermato

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Salep at Safranbolu
Safranbolu: dove il tempo si è fermato

Una tazza di salep sotto una pergola, con i riflessi che giocano tra le foglie verdi e l’ uva porpora.

Intorno, moschee e case ottomane, tre caravanserragli e l’ Arasta bazaar., che un tempo ospitava tutti i ciabattini del paese. Oggi è un gioiellino di legno e pace, immerso tra le viti, con un fantastico bar che serve piatti turchi e caffè come vuole la tradizione.

Arasta Bazaar Safranbolu
Safranbolu: dove il tempo si è fermato

Qui la Via della Seta era ormai ad un passo dal suo anelato sbocco al Mediterraneo. Mi immagino come le carovane accogliessero la verde ed ombrosa vallata di Safranbolu dopo la vastità infinita e priva di ombra degli stepposi altopiani anatolici.

Le case ottomane in legno e pietra di Safranbolu si raggrumano attorno a delle alture. Dalla loro cima si gode una vista superba sulla città, sui minareti e le cupole delle moschee, sul panorama delle montagne circostanti.

Panorama di Safranbolu al tramonto
Safranbolu: dove il tempo si è fermato

C’è tanto silenzio, interrotto dai richiami periodici dei muezzin. Ma se capitate nel periodo del Ramadam, sappiate che qui le tradizioni si rispettano. Poche ore prima dell’ alba il suono grave e ritmato di un tamburino attraverserà tutte le strade del paese per svegliare i fedeli e richiamarli all’ ultimo pasto prima del digiuno rituale che inizierà con il sorgere del sole. Sveglierà anche voi e, quando riuscirete a riprendere sonno, sarà il muezzin ad annunciare l’ alba ed a svegliarvi di nuovo. A quel punto varrà la pena sobbarcarsi la levataccia e visitare il vecchio centro senza folla e con la luce più bella.

Safranbolu: dove il tempo si è fermato

Nei momenti centrali della giornata – invece – la luce è spesso molto cruda, diretta, resa ancora più aspra dagli angoli decisi delle case in pietra, dalle ombre profonde proiettate dai tetti aggettanti e dalle tende delle botteghe del mercato.

Safranbolu: dove il tempo si è fermato

Passeggiare e fotografare tra le strade acciottolate e strette di questa cittadina è un piacere. ci sono pochi turisti, non c’è calca. Ci sono mercati, le mura del caravanserraglio proprio al centro del vecchio nucleo urbano, ed un profondo e stretto canyon scavato da un ruscello, lungo il quale si snodano quartieri più tranquilli e botteghe di fabbri tutte in piena attività.

Safranbolu: dove il tempo si è fermato

Se poi si ha voglia di spendere una decina di Euro, ci si fa portare in taxi a Yöruk Köyük. E’ un villaggio a qualche decina di chilometri di distanza, ormai quasi completamente disabitato. Il nome significa Villaggio dei nomadi ed i suoi abitanti un tempo erano famosi per la loro abilità nel panificare. ancora oggi ad Istanbul il pane di Yöruk Köyü – realizzato per i cittadini della capitale morale della Turchia da panettieri emigratiè rinomato.

Yörük Köyü 4 - La gatta

Il villaggio è stato per lungo tempo abitato prevalentemente da dervisci della setta Bektasi. Furono loro, quasi per provare che l’ uomo può vivere di solo pane, a dare avvio all’ arte della panificazione.

Anche qui ci sono antiche case ottomane risalenti al XVI secolo, angoli silenziosi, la piazzetta con il minareto e la moschea. Ma tutto è più tranquillo, vuoto silenzioso e in rovina. Quasi come se il villaggio fosse una Safranbolu in sedicesimo, non ancora scoperta dall’ UNESCO e quindi ancora bisognosa di lavori di restauro.

Yörük Köyü

Oggi a Yöruk Köyü sono rimasti davvero in pochi, soprattutto anziani, bambini e donne. Li si incontra lungo le strade non asfaltate del villaggio, intenti nei loro lavori agricoli, oppure semplicemente ad oziare al fresco dell’ ombra proiettata dalla moschea. C’è pace, silenzio, splendide case spesso in cattivo stato di conservazione, ed un fascino da località remota. Insomma non proprio una ghost town ma qualcosa che si avvicina molto.

Peperoni ad essiccare a Yörük Köyü

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1 thought on “Safranbolu: dove il tempo si è fermato

  1. Vincenzo says:

    Grande capacita’ di trasmettere esperienze vissute… e di far passare – tramite gli occhi – alla ns anima la voglia di partire…

    Rispondi

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