Dove il tempo si è fermato: Safranbolu

Salep at Safranbolu

Una tazza di salep sotto una pergola, con i riflessi che giocano tra le foglie verdi e l’ uva porpora; intorno, moschee e case ottomane, tre caravanserragli e un bazar, l’ Arasta, che un tempo ospitava tutti i ciabattini del paese e che oggi è un gioiellino di legno e pace, immerso tra le viti, con un fantastico bar che serve piatti turchi e caffé come vuole la tradizione.

Arasta Bazaar Safranbolu

Qui la Via della Seta era ormai ad un passo dal suo anelato sbocco al Mediterraneo e riesco ad immaginarmi come le carovane accogliessero la verde ed ombrosa vallata di Safranbolu dopo la vastità infinita e priva di ombra degli stepposi altopiani anatolici.

Safranbolu è il posto ideale per il fotografo alla ricerca di scorci caratteristici: adagiato in una conca, le sue case ottomane in legno e pietra si raggrumano attorno a delle alture, dalla cima delle quali si gode una vista superba sulla città, sui minareti e le cupole delle moschee, sul panorama delle montagne circostanti.

Panorama di Safranbolu al tramonto

C’è tanto silenzio, interrotto dai richiami periodici dei muezzin; ma se capitate nel periodo del Ramadam, allora sappiate che qui le tradizioni si rispettano e quindi poche ore prima dell’ alba il suono grave e ritmato di un tamburino attraverserà tutte le strade del paese per svegliare i fedeli e richiamarli all’ ultimo pasto prima del digiuno rituale che inizierà con il sorgere del sole. Sveglierà anche voi e, quando riuscirete a riprendere sonno, sarà il muezzin ad annunciare l’ alba ed a svegliarvi di nuovo. A quel punto varrà la pena sobbarcarsi la levataccia e dirigersi verso i punti panoramici individuati il giorno prima, per fotografare panorami con la migliore luce possibile, con luce e colori che offrono emozioni in quantità.

Nei momenti centrali della giornata e – invece – la luce è spesso molto cruda, diretta, resa ancora più aspra dagli angoli decisi delle case in pietra, dalle ombre profonde proiettate dai tetti aggettanti e dalle tende delle botteghe del mercato. E così, mentre nelle prime e nelle ultime ore del giorno oltre che con i panorami ci si può dilettare con particolari e textures, quando il sole è a picco sarà meglio concentrarsi su immagini dall’ impatto grafico, dal forte contrasto, magari perché no in bianconero, senza avere paura di sfruttare un controluce completo per disegnare una silhouette che ci affascina.

Safranbiolu

Passeggiare e fotografare tra le strade acciottolate e strette di questa cittadina è comunque un piacere: ci sono pochi turisti, non c’è calca, e c’è la possibilità di fotografare con tranquillità senza doversi districare tra folle poco consapevoli delle esigenze di chi scatta. Ci sono mercati, le mura del caravanserraglio proprio al centro del vecchio nucleo urbano, ed un profondo e stretto canyon scavato da un ruscello, lungo il quale si snodano quartieri più tranquilli e botteghe di fabbri tutte in piena attività.

Esterno di una moschea a Safranbolu

Se poi si ha voglia di spendere una decina di Euro, ci si fa portare in taxi a Yöruk Köyü, che è un villaggio a qualche decina di chilometri di distanza, ormai quasi completamente disabitato. Il nome significa Villaggio dei nomadi ed i suoi abitanti un tempo erano famosi per la loro abilità nel panificare; ancora oggi ad Istanbul il pane di Yöruk Köyü è rinomato, realizzato per i cittadini della capitale morale della Turchia da panettieri emigrati.

Yörük Köyü 4 - La gatta

Il villaggio è stato per lungo tempo abitato prevalentemente da dervisci della setta Bektasi. Furono loro, quasi per provare che l’ uomo può vivere di solo pane, a dare avvio all’ arte della panificazione.

Anche qui ci sono antiche case ottomane risalenti al XVI secolo, angoli silenziosi, la piazzetta con il minareto e la moschea. Ma tutto è più tranquillo, vuoto silenzioso e in rovina. Quasi come se il villaggio fosse una Safranbolu in sedicesimo, non ancora scoperta dall’ UNESCO e quindi ancora bisognosa di lavori di restauro.

Yörük Köyü

Oggi a Yöruk Köyü sono rimasti davvero in pochi, soprattutto anziani, bambini e donne. Li si incontra lungo le strade non asfaltate del villaggio intenti nei loro lavori agricoli, oppure semplicemente ad oziare al fresco dell’ ombra proiettata dalla moschea. C’è pace, silenzio, splendide case spesso in cattivo stato di conservazione, ed un fascino da località remota: insomma non proprio una ghost town ma qualcosa che si avvicina molto.

Peperoni ad essiccare a Yörük Köyü

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1 thought on “Dove il tempo si è fermato: Safranbolu

  1. Vincenzo says:

    Grande capacita’ di trasmettere esperienze vissute… e di far passare – tramite gli occhi – alla ns anima la voglia di partire…

    Rispondi

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