Proust e il campanile

E io avrei voluto potermi sedere là, e restare tutta la giornata a leggere ascoltando le campane; perché era così bello e tranquillo che quando l’ora suonava si sarebbe detto, non che turbasse la quiete della giornata, ma la liberasse di quel che conteneva, e pareva che il campanile, con la precisione indolente e meticolosa di una persona che non ha nient’ altro da fare, si limitasse — per strizzare e lasciar cadere le poche gocce d’oro che il calore vi aveva lentamente e naturalmente  accumulato — a comprimere, al momento giusto, la pienezza del silenzio. Marcel Proust, Alla ricerca

La storia di Herr Fritz e del suo triciclo rosso

Dresda. In un angolo della Piazza del Mercato nuovo, incastonato fra la ricostruzione barocca della Frauenkirche e l’ imponenza realsocialista del Palazzo della Cultura, semicoperto (ma anche protetto) dalla recinzione di un cantiere edile, se ne sta da tempo (lo riuscite a distinguere anche su Google Maps) un furgoncino rosso a tre ruote di chiara estrazione DDR. Ha enormi scritte bianche che rimandano ai tempi in cui gli Schnellimbiss erano un punto di ritrovo comune in tutta la Germania, da entrambi i lati del Muro e della Cortina di Ferro. Klein und fein, ovvero piccolo e buono, c’è scritto. Un’

Alle porte di una terra di nuvole e streghe

Qui c’è lo spartiacque tra l’Oceano Atlantico e il Mar Cantabrico, è il punto più alto delle montagne circostanti, bruna e cupa, la terra punta a Occidente. (Cees Nooteboom, Verso Santiago.) Quassù, a 1.300 metri di altitudine, c’è il regno del silenzio e delle nuvole. Questo è il loro capolinea; provengono dall’ Atlantico, si sono nutrite della sua umidità ed hanno percorso tutta la Galizia distribuendo pioggia e fertilità. Arrivate a O Cebreiro scaricano tutta l’ acqua che rimane. E non è poca. Dall’ altro lato delle montagne inizia l’ immensa ed arida meseta. Ma le cose vanno guardate al

L’ Aglianico e la sua vendemmia

Un giorno di vendemmia nei Campi Taurasini. Proprio lì dove nel 273 a.C. le legioni romane del console Manlio Curzio Dentato sconfissero l’ esercito di Pirro, re dell’ Epiro e della tribù dei Molossi. Pirro era sceso in Italia sette anni prima. Aveva un esercito di venticinquemila uomini e diciannove elefanti da guerra. Diceva di voler difendere la colonia greca di Taranto. Ma la sua recondita speranza era di riuscire a fondare un proprio stato. Arrivò quasi alle porte di Roma e fu poi costretto a riparare in Sicilia. Dopo anni di alterne vicende le sorti del conflitto si risolsero

Apice, ghost town nostrana

Gli Americani a noi ci fanno un baffo. Almeno per quel che riguarda le città fantasma. Se ne fanno un vanto di quei borghi sperduti e disabitati fatti di case di legno e strade polverose. Ma da noi qui in Italia le città fantasma hanno strade acciottolate e case in pietra e mattoni, e per di più molte di esse furono costruite quando gli Stati Uniti erano ancora una colonia. Vabbè, volevo solo distrarvi con un’ introduzione sciovinista, però quello che ho scritto non è del tutto campato in aria. Se siamo affascinati dalla solitudine, dall’ abbandono dal tempo che

E il vincitore è….

Da oggi sono fieramente in possesso di un coupon per ottenere gratis una splendida stampa fotografica su vetro, realizzata da Fracture! Ma come avrai fatto, direte voi…beh semplice, ho vinto un concorso fotografico! E l’ ho vinto con la fotografia qui sopra, che considero una delle migliori da me realizzate finora. Ho scattato questa foto un paio di anni fa in Cappadocia, poco fuori l’ abitato di Cavusin. Per trovare questa luce ho dovuto svegliarmi prima dell’ alba ed avviarmi per tempo, prima che tutte le mongolfiere fossero già decollate. Sinceramente, non sarei mai riuscito nel mio intento se proprio

Lo strano caso del paese fantasma

L’ isola di Angmassalik è lunga quaranta chilometri e larga trentadue; ha una forma pressappoco romboidale, con l’ asse maggiore orientato in direzione Nord-Sud. E’ un’ isola di granito levigato dal ghiaccio, montagnosa, caratterizzata da numerose valli piccole e profonde, anch’ esse modellate dall’ erosione glaciale. Solo le cime delle montagne spesso restano aguzze; evidentemente in passato erano nunataq: un termine inuit che indica un picco montagnoso che emerge dalla calotta polare. Ed anche una persona cattiva. Il mare che la separa dall’ isola-continente si insinua in forma di fiordi di varia dimensione ed ampiezza; Angmassalik si affaccia sul mare

Le case sulla roccia

C’è un particolare aspetto dei paesaggi artici antropizzati che mi ha sempre colpito, sin da quando, bambino, sfogliavo gli atlanti e sognavo; e no, non sono gli iceberg ed i ghiacciai o la assoluta mancanza di alberi. Si tratta del fatto che le case sono costruite sempre direttamente sulla roccia. A Tasiilaq gran parte delle abitazioni sono realizzate nei pressi del mare, su una serie di piccoli rilievi di granito appiattito dalle glaciazioni ma tuttavia durissimo da lavorare. Il paese sorge in una conca che da un lato digrada lentamente verso il litorale del fiordo e dall’ altro si innalza

Ammassalik – il lato nascosto della Groenlandia, una mostra a Courmayeur

  Se i miei racconti dell’ Artico hanno acceso in voi almeno un briciolo di curiosità su quelle terre remote e sull’ affascinante cultura inuit, se abitate nelle vicinanze di Courmayeur o se avete progettato una settimana bianca in Valle d’ Aosta, vi consiglio di non perdervi l’ interessantissima mostra Ammassalik – il lato nascosto della Groenlandia, che verrà inaugurata il 24 dicembre al Museo Alpino Duca degli Abruzzi di Courmayeur, e che ospiterà, anche una serie di fotografie scattate dal sottoscritto assieme ad altri splendidi scatti di fotografi che hanno avuto la fortuna di visitare quelle terre remote. La

La valle dei fiori

Poco fuori Tasiilaq. Ai limiti del ghiaccio perenne. In una delle zone più desolate ed inospitali del mondo. Qui l’ inverno dura nove mesi e per sei mesi la luce del sole è un pallido ricordo dell’ anno precedente. Eppure qui c’è la Valle dei Fiori. E’ una valle glaciale lungo la quale scorre un torrentello cortissimo, ma così corto che lo abbiamo risalito tutto, dalla foce, nel porto di Tasiilaq, alla sorgente, che è poi un lago di fusione. Sarà pure corto, ma è full optional: ci sono due cascate molto pittoresche ed un’ ansa dove l’ acqua scorre

Piccola storia ignobile

Questa è la storia di come si possano perdere clienti per pochi spiccioli e di come anche nell’ era di Internet  la pigrizia o la furbizia possano avere la meglio sulla correttezza. E’ triste, ma mi sembra proprio che spesso le cose vadano così. Se ne avete voglia continuate a leggere e scoprite cosa mi è successo. Tutto inizia la scorsa estate quando – mentre esploravo l’ affascinante abbandono di Apice (e ve ne parlerò in un prossimo post) – perdo il tappo copriobiettivo del mio zoom standard. Siccome nella città dove vivo i negozi di fotografia non sono il

Polar stream

Lungo la costa della Groenlandia Orientale scorre il Polar Stream. E’ la più grande corrente di tutto il bacino artico. Trasporta dal Polo Nord verso Sud acqua gelida e con bassa salinità a causa della scarsa evaporazione e sopratutto dell’ enorme apporto di acqua dolce fornito dagli iceberg in scioglimento. Più del novanta per cento del ghiaccio che proviene dalla banchisa polare scorre assieme al Polar Stream dell’ estremo Nord lungo la costa groenalndese. Una volta doppiato Capo Farvell la corrente ed il ghiaccio si dirigono verso sud ovest e le coste canadesi ed americane. Al largo di Terranova questo

La pelle dell’ orso

L’ ho vista per caso, perché stavo fotografando i cani da slitta e guardavo verso il basso. Lei invece era sul tetto della sua casa e stendeva la pelle dell’ orso per farla seccare. Qui la pelle dell’ orso appartiene a chi ha avvistato per prima l’ animale e non a chi l’ ha ucciso. Evidentemente in quella casa abita qualcuno con un’ ottima vista. L’ orso bianco, in realtà è nero. Ve ne accorgete guardando il muso e le zampe, le uniche zone del corpo che non sono completamente ricoperte dai peli: sono nere. Sono i peli a dare

La baia degli iceberg spiaggiati

La marea sale e scende nel fiordo di Re Oscar, e nel suo oscillare lascia centinaia di prigionieri. Sono pezzi di ghiaccio avvicinatisi troppo a riva. Ora, con il calare del livello del mare si ritrovano a secco e formano la baia degli iceberg spiaggiati. Sono lì immobili e mostrano tutti i 9/9 del loro essere e non le solite minoranze emergenti e tutto il resto nascosto dall’ acqua. Sono ciò che rimane del freddo dell’ inverno sul fiordo. Ma a differenza degli iceberg, che sono vere e proprie montagne di ghiaccio, sono frammenti con una forma particolare, quasi un

Tasiilaq ed il suo fiordo

(L’ inizio della storia è qui ) Visto dall’ alto di uno dei colli dove sorge l’ abitato di Tasiilaq, in un giorno di sole il Kong Oskar Havn appare calmo ed azzurrino, punteggiato di schegge di ghiaccio. Lo si direbbe quasi un lago glaciale. Ed infatti il nome di questo villaggio in lingua inuit significa Come un lago. Ma se scendiamo lungo il fianco della collina ed arriviamo fino sulla riva, possiamo agevolmente verificare che quell’ acqua è salata. Tasiilaq si bagna infatti nelle acque di una baia dall’ imboccatura molto stretta che da secoli è uno degli approdi

Hejaz Railway: un sogno nel deserto

AGGIORNAMENTO e SPOILER Questo articolo è stato scritto prima della guerra civile siriana. La stazione Hejaz di Damasco è stata seriamente danneggiata durante i combattimenti e non so in che stato si trovi adesso. Non ho informazioni, ma è verosimile che anche la linea ferrata nella sua tratta siriana, verso Amman sia danneggiata. Qualcuno ebbe un sogno, e riuscì anche a realizzarlo: viaggiare da Parigi ai luoghi santi musulmani con soli due cambi di treno, ad Istanbul ed a Damasco, ed un breve viaggio in vaporetto per attraversare il Bosforo. Erano i tempi del mitico Orient Express e la realizzazione

Qualche consiglio per migliorare le nostre foto di viaggio

Qual è la differenza tra una bella foto di viaggio ed una semplice istantanea scattata nello stesso luogo ed alla stessa ora? Secondo me la differenza sta nella storia che la foto riesce a raccontare. Un’ istantanea, per quanto bella e tecnicamente ben fatta, si limita a registrare i luoghi e le persone così come essi si presentavano in un determinato momento, mentre una bella foto di viaggio mostra e nello stesso tempo racconta qualcosa all’ osservatore. Credo che nessuno, neanche tra i migliori e più famosi fotografi outdoor della storia della fotografia, abbia scattato soltanto foto belle e significative;

Una tecnica per aumentare il dettaglio

Oggi ci occuperemo di una tecnica di postproduzione molto utile per esaltare i dettagli ed il microcontrasto di un’ immagine, incrementando l’ effetto di ogni texture presente nella foto. Vi è mai capitato di vedere sui libri o in internet foto dalle ombre corpose, dense ma cariche di dettagli e che danno un’ impressione di grande definizione? No, non sto parlando dell’ HDR, ma di foto realizzate da un’ unica esposizione, con elevato microcontrasto, ovvero con un’ incremento delle differenze tonali tra particolari con diversa luminosità. Normalmente per incrementare il microcontrasto si adoperano tecniche di sharpening che però hanno l’

Jambiani, il battito della Natura

Dire che in Africa la vita è modellata sul ritmo della Natura suona ormai come un luogo comune; ma ci sono posti in cui la primigenia verità di queste parole ripetute troppo spesso si mostra in tutta la sua evidenza. Jambiani è un villaggio di capanne e case costruite con legno e corallo fossile, in un angolo della parte sudorientale di Zanzibar. Da qui in poi ci sono solo piste di sabbia dove arrancano ciclisti scalcagnati ed il Dalla-Dalla numero 309 che in un paio di ore effettua il viaggio di una quarantina di chilometri per Stone Town. I tragitti