Tasiilaq ed il suo fiordo

Home » My blogs » Viaggi » Artico » Groenlandia » Tasiilaq ed il suo fiordo
Tasiilaq ed il suo fiordo

(Questa è la seconda puntata. L’ inizio della storia è qui )

Visto dall’ alto di uno dei colli dove sorge l’ abitato di Tasiilaq, in un giorno di sole il Kong Oskar Havn appare calmo ed azzurrino, punteggiato di schegge di ghiaccio. Lo si direbbe quasi un lago glaciale.

Ed infatti il nome di questo villaggio in lingua inuit significa Come un lago.

Ma se scendiamo lungo il fianco della collina ed arriviamo fino sulla riva, possiamo agevolmente verificare che quell’ acqua è salata. Tasiilaq si bagna infatti nelle acque di una baia dall’ imboccatura molto stretta che da secoli è uno degli approdi estivi più sicuri ed accoglienti di tutta la costa orientale groenlandese. Un riparo dai pericoli delle tempeste e degli enormi iceberg, che qui non riescono ad entrare.

D’ estate i capelin (in italiano: mallotti) sugli essiccatoi sono più numerosi dei festoni di una sagra di paese in Italia meridionale. Tutti qui hanno il loro essiccatoio, chi più “professionale” chi più modesto, magari ricavato con un filo teso tra i due montanti di una finestra.

Ma l’ importante non è l’ essiccatoio bensì il pesce che ci sta sopra, e che sarà preziosa fonte di calorie durante i lunghi mesi estivi.

Il Mallotto è talmente importante per l’ economia di Tasiilaq che compare finanche nello stemma del villaggio.

Tasiilaq ed il suo fiordo

Simile al salmone ma di taglia minore, questo pesce in lingua inuit si chiama ammassat.

D’ estate migliaia di esemplari si presentano all’ imboccatura del golfo. Lì sono al sicuro dai grossi predatori e dalle mareggiate. Gli estuari dei fiumiciattoli sono il loro habitat riproduttivo. Poi arrivano i kayak e gli inuit. E sarà pur vero che si tratat di una scorta di cibo per l’ inverno, ma i capelin vengono gustati anche immediatamente dopo pescati, fritti o bolliti. Anche le uova costituiscono un bocconcino prelibato.

E’ dal nome inuit del primattore della dieta invernale che deriva la denominazione dell’ isola sulla quale Tasiilaq sorge: Angmassalik.

Qui d’ estate il sole tramonta cinque volte al giorno.

Lungo il suo percorso quasi parallelo all’ orizzonte, scompare dietro una vetta, poi riappare, poi scompare di nuovo dietro un’ altra montagna e così via, fino a quando non si adagia lungo confine fra cielo e terra e ricomincia a salire.  Alle sei di mattina è già ben alto.

Se non c’è vento, il tepore è tale che si può tranquillamente stare seduti ad osservare lo spettacolo del fiordo di Re Oscar circondato da montagne e ghiacciai.

Tasiilaq

Il distretto di Angmassalik è vastissimo: 243.000 chilometri quadrati, ovvero quanto la Romania e poco meno della superficie totale dell’ Italia.

Ma questa area immensa è abitata soltanto da tremila persone. In pratica ogni abitante ha a sua disposizione ottanta chilometri quadrati di Groenlandia! Peccato che la maggior parte di quest’ area sia un invivibile ghiacciaio… .

Le poche zone non stabilmente occupate dalla calotta polare sono dislocate lungo la costa, dove sorgono i rari villaggi. In tutto questi immenso distretto ce ne sono solo sette: Kulusuk, da dove proveniamo, Tasiilaq, dove dormiamo, Sermiligaaq, Kuummiut, Tiniteqilaaq e Isortoq. Infine c’è, Ikateq che di abitanti ufficiali ne ha uno.

Tasiilaq ed il suo fiordo

Le strade qui sono un’ eccezione, quelle asfaltate poi sono più rare di un diamante.

I collegamenti sono assicurati dalle navi.

Ma d’ inverno il mare è ghiacciato e non si naviga e spesso il tempo non permette il decollo dei costosissimi elicotteri. Ogni villaggio si trasforma così in un enclave isolata. Per questo tutti i nuclei abitati devono essere autosufficienti per ogni genere di servizi.

Nella piccola Tasiilaq, ad esempio, c’è una struttura amministrativa, la scuola, una biblioteca, un ospedale, un dentista, un orfanotrofio, due asili infantili, un centro sportivo, la stazione dei pompieri, quella di polizia, il tribunale, l’ ufficio postale, una centrale idroelettrica, un deposito di carburante, un eliporto, un porto ed una nave destinata al trasporto delle merci. Non mancano ovviamente negozi, un supermercato ed il bar.

Il tutto per un migliaio di persone che vi risiedono stabilmente.

E c’è anche una stazione di rifornimento. Il carburante serve d’ inverno alle motoslitte che sono ormai diventate il principale mezzo di trasporto sul ghiaccio, soppiantando le pur numerosissime slitte trainate dai cani. Serve per i taxi del villaggio, che d’ estate fanno la spola lungo le poche strade asfaltate di Tasiilaq.

Ed infine serve ai camion che di strada da percorrere ne hanno poca ma d’ estate sono sempre in giro. Trasportano di tutto, dai materiali per l’ edilizia ai containers, che qui sono una specie di bene di prima necessità. Dal momento che qui tutto arriva dal mare, dall’ insalata ai mobili per la cucina i containers sono indispensabili. Se se ne fa un uso costante e quindi conviene più comprarne uno che noleggiarlo.

Questi racconti sono tratti dal mio libro “Ventisette giorni e tre notti”, totalmente autoprodotto, corredato di oltre duecento fotografie a colori.

Ti è piaciuto? Ti andrebbe di leggere ancora le mie storie di viaggio e fotografia?
Perché non ti iscrivi alla mia newsletter?
Ne riceverai una solo quando pubblicherò un nuovo articolo ed i tuoi dati non verranno mai comunicati a terzi!
Se invece vuoi continuare a goderti belle foto di viaggio, usa il menu in alto e fai un giro per il mio sito!
Sapevi che puoi spedire gratis tutte le e-card che vuoi? Scegli le foto che ti piacciono di più e poi clicca sul bottone E-Card in basso a destra per spedirle a chi vuoi. E’ semplice ed è gratis!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.